Lo Spirito rinnovi la Chiesa di Tortona
La Veglia di Pentecoste e la Messa della domenica presiedute da Mons. Marini il 23 e il 24 maggio
TORTONA – Sabato 23 maggio la Chiesa tortonese si è ritrovata in cattedrale, insieme al suo Pastore, «per vivere la splendida veglia di Pentecoste» con la Messa vespertina vigiliare. Mons. Guido Marini, all’inizio della celebrazione, dopo il canto iniziale, eseguito dalla Corale della Cattedrale, diretta da Daniela Menditto, ha rivolto il suo saluto affettuoso al vicario generale don Francesco Larocca, ai numerosi sacerdoti e diaconi, ai religiosi e alle religiose e a tutti i fedeli presenti, giunti da ogni parte della Diocesi, come i discepoli riuniti nel cenacolo, per invocare lo Spirito Santo. Il grande fuoco nel braciere sul sagrato della cattedrale e la luce dei singoli lumini posti sui banchi hanno illuminato la prima parte della liturgia dedicata all’ascolto della Parola di Dio, con la lettura di quattro brani dell’Antico Testamento prima del canto del Gloria, quando le luci si sono accese a testimoniare la gioia di Cristo Risorto, ed è seguita la proclamazione dell’epistola di san Paolo e del brano del Vangelo. Il vescovo, iniziando l’omelia, ha richiamato alla mente l’immagine degli apostoli che il giorno di Pentecoste, raccolti in preghiera, avvertivano il rumore del mondo fuori dal cenacolo, proprio come i fedeli avvertivano il brusio della città dal portone spalancato della cattedrale e ha sottolineato come quel brusio «rendeva la loro preghiera ancora più intensa», perché avevano compreso che lo Spirito che attendevano e che sarebbe sceso su di loro «era donato perché potessero uscire ed entrare in quel rumore, per portare la gioia del Signore Risorto e del suo Vangelo». Allo stesso modo, oggi, bisogna invocare la discesa dello Spirito Santo perché renda tutti capaci di annunciare «la bellezza e la gioia del Vangelo, la bellezza e la gioia dell’incontro con Gesù risorto, la bellezza e la gioia di essere figli amati da Dio» a un mondo che, spesso, «è orfano dell’amore, perché è orfano di Dio e ha tanto bisogno di qualcuno che porti, nella gioia, l’annuncio di una figliolanza, che salva la vita» nel dono di Cristo. Mons. Marini ha esortato i numerosi i presenti a pregare affinché lo Spirito Santo «aiuti a gustare sempre di più l’essere figli», ricordando alcuni suoi doni e i frutti della sua presenza. Innanzitutto, lo Spirito Santo che scende sui suoi figli dona la sapienza, ovvero uno sguardo nuovo sulla vita, che permette di comprendere che “tutto è grazia” e poi dona la pietà, che fa gustare la bellezza di dipendere da Dio. La presenza dello Spirito nella Chiesa, inoltre, porta frutti di amore, gioia e pace, perché accende il fuoco dell’amore verso i fratelli, trasforma la tristezza in gioia vera e ricompone le discordie portando comunione e unità. Attraverso questi frutti, il popolo di Dio chiamati a superare i gemiti interiori di cui parla san Paolo per riflettere lo splendore di Gesù Cristo perché, proprio grazie allo Spirito Santo l’uomo consapevole di essere un figlio amato e salvato da un Dio “innamorato” delle sue creature. Al termine, prima della benedizione solenne, Mons. Guido Marini ha rivolto un pensiero grato ai sacerdoti, alle religiose, ai religiosi, alle persone consacrate e in particolare a coloro che hanno frequentato quest’anno il percorso di formazione alla fede degli adulti e che hanno concluso nella celebrazione di sabato l’anno di approfondimento sul mistero della Chiesa. Al termine ha invitato a uscire tutti insieme sul sagrato «quale segno di una Chiesa che, in comunione, entra nel mondo perché vuol far risuonare la bellezza del Vangelo e del Signore». Attorno al fuoco che si è innalzato forte e vigoroso, il gruppo di Rinnovamento nello Spirito Santo ha intonato alcuni canti ai quali si è unita tutta l’assemblea in un inno di lode e di ringraziamento. Domenica 24 maggio alle ore 10.30 Mons. Marini ha presieduto in cattedrale la Messa nella solennità di Pentecoste e nell’omelia, citando san Giovanni Paolo II, ha definito lo Spirito Santo “Persona Amore” ovvero Colui che è tutto e solo a- more e puro dono. L’azione dello Spirito, ha spiegato, si manifesta attraverso tre prodigi che rinnovano sempre l’esperienza della Pentecoste: la capacità di annuncio, la fraternità, il perdono e la pace.
Daniela Catalano

