Ex Ilva: situazione di stallo e con poche prospettive future

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Il sindaco Muliere chiede risposte concrete e rapide per lo stabilimento novese

NOVI LIGURE – «È una situazione di stallo che si trascina ormai da tempo»: queste le parole del primo cittadino di Novi Ligure, Rocchino Muliere (nella foto), che nei giorni scorsi ha diramato una nota ufficiale per chiedere con fermezza risposte immediate e concrete in merito al futuro dell’ex Ilva. Sono circa 10 mila i dipendenti dell’ex colosso siderurgico italiano che attualmente si trovano in cassa integrazione sotto Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Di questi, 150 sono lavoratori impiegati nello stabilimento novese. Nell’ultimo incontro di fine aprile al Ministero del Lavoro a Roma, il governo aveva annunciato il nulla osta per la proroga di un anno della cassa integrazione, ma senza l’accordo dei sindacati. Un’integrazione che consente di portare la copertura della cassa straordinaria fino al 70 per cento dello stipendio, ma solo fino a esaurimento delle risorse già stanziate in precedenza e trasferite all’azienda. Il sindaco Muliere, intanto, condivide l’allarme lanciato dai sindacati sull’immobilità istituzionale e sul ricorso alla cassa integrazione a rotazione, esprimendo grande preoccupazione per la tenuta occupazionale e sociale del territorio. «Questo immobilismo fa ricadere l’intero peso dell’incertezza sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie, delineando un quadro che si complica ulteriormente con il passare dei giorni. – spiega Muliere – È necessario che il Governo si assuma le proprie responsabilità, adottando decisioni chiare e definitive. Lamentiamo, inoltre, una grave carenza di informazione nei confronti degli Enti locali, i quali si trovano privati degli elementi necessari per governare le ricadute sociali sul territorio». Il sindaco novese ha poi sollecitato, insieme ai sindacati, la convocazione del tavolo di crisi regio- nale: «Restiamo in attesa di risposte concrete e non più differibili – conclude il sindaco – che questa Amministrazione e, soprattutto, i lavoratori pretendono a tutela della dignità del lavoro e del futuro industriale della nostra città». Intanto, nei giorni scorsi il governo ha concesso un prestito di 100 milioni di euro per evitare la chiusura dell’ex Ilva di Taranto che è stato inserito nel cosiddetto “prestito carburanti”, approvato dal Consiglio dei Ministri, e servirà a pagare nei prossimi mesi stipendi, fornitori e manutenzioni in attesa che si chiuda la trattativa per la vendita dell’azienda ad uno dei due gruppi privati con i quali sono ancora aperte le trattative, il grup- po statunitense Flacks o l’indiano Jindal.

Federica Riccardi

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