La cattedrale cuore della Diocesi dove il cielo incontra la terra
Il 28 aprile la Messa celebrata da Mons. Marini per la festa delle dedicazione
TORTONA – Fin dai tempi antichi, la liturgia celebra la festa della dedicazione della chiesa cattedrale perché essa è “visibilità della comunione ecclesiale” e dell’unità della fede attorno all’unico pastore che è il vescovo. Martedì 28 aprile è il giorno in cui tale ricorrenza cade nella Diocesi di Tortona e la data è stata celebrata solennemente. Alle ore 8 Mons. Guido Marini ha presieduto la S. Messa, animata da Daniela Menditto all’organo, alla quale ha partecipato il Capitolo della Cattedrale formato da tutti i canonici. La liturgia è iniziata al buio, proprio come avviene durante il rito della dedicazione, quando vi è la consacrazione e le luci sono tutte spente. Questo gesto fa memoria dell’attimo in cui lo Spirito ha ricporto con la sua potenza la Chiesa. Al canto del “Gloria”, proprio come succede durante le celebrazioni pasquali, le navate e l’altare sono stati illuminati perché nella preghiera è stato glorificato Dio che abita il luogo sacro. Nell’omelia Mons. Marini ha decritto la cattedrale come il cuore pulsante della Diocesi dove l’umanità sperimenta l’incontro tra cielo e terra. Ha poi esortato i fedeli a riscoprire la gioia di frequentare la chiesa, perché nella comunione fraterna e nella presenza divina si manifesta la Gerusalemme celeste e perché al suo interno «si vive la bellezza di ritrovarsi parte di un’unica famiglia, si sperimenta la bellezza della fede e dell’amore di Dio». Il vescovo ha proseguito esortando a sentire rivolte a se stessi le parole di Gesù ai mercanti del tempio. Quando lui con forza li scaccia, manda via «tutto ciò che non è in sintonia con la sacralità e con la bellezza del luogo». Allo stesso modo noi siamo chiamati a scacciare «il fatto che tante volte non viviamo alla presenza del Signore, ci dimentichiamo della presenza del Signore nella nostra vita». «Scacciamo da noi – ha proseguito – quella mancanza di comunione, di unità e di armonia che spesso caratterizza i nostri rapporti. E purtroppo la vita di questa famiglia che è la famiglia di Dio e dei suoi figli. Scacciamo da noi stessi quella mancanza di amore che troppe volte si dipinge sui nostri volti, nei nostri occhi, penetra nei nostri cuori, nella nostra intelligenza». La bellezza dell’edificio fisico deve riflettersi nella purificazione interiore dei credenti, perché la cattedrale splende davvero solo se la vita di ogni cristiano diventa il luogo in cui il divino e l’umano si abbracciano. Solo così «la Chiesa cattedrale risplende di questa straordinaria bellezza» che tutti possono contemplare, possono ammirare e di cui possono gioire e dove tutti sono chiamati a giungere, unica «meta di ogni cuore umano».

