Radberto Pascasio, santo teologo

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Di Daniela CatalanoQuesta settimana conosciamo san Radberto Pascasio che è considerato il maggiore teologo del IX secolo per il suo trattato sull’Eucaristia e per alcune opere su Maria. Nasce intorno al 790 ed è subito abbandonato sui gradini della chiesa di Notre Dame di Soissons. Raccolto e accudito dalle monache, è battezzato con il nome di Radberto; poi è affidato al monastero maschile dei benedettini della città. Una volta adolescente, trascorre per qualche tempo una vita dissoluta ma a 22 anni decide di diventare monaco nel monastero di Corbie vicino ad Amiens, sotto la guida dell’abate Adalardo, futuro santo e fratello della badessa che lo aveva salvato. Radberto assume il nome religioso di Pascasio e divide la sua vita tra preghiera, studio e insegnamento. Dall’822 all’849 Pascasio viaggia molto attraverso Francia, Germania e Italia. Tra l’831 e l’833 compone il suo scritto più celebre, il De Corpore et Sanguine Domini, nel quale spiega che le parole di Cristo nell’Ultima Cena esprimono chiaramente la presenza del Corpo storico di Cristo nell’ostia consacrata, aprendo così il cammino della dottrina sulla transustanziazione, termine che compare per la prima volta verso il 1150. Grazie alla sua umiltà e alla piena osservanza della regola, nell’844 Pascasio è eletto abate del monastero e tre anni più tardi scrive il De partu Virginis. A lui è attribuita anche la nona epistola dello Pseudo-Girolamo, Cogitis me, che contiene l’idea dell’As- sunzione di Maria, definita dogmaticamente nel 1950 da Pio XII. Nell’851 lascia l’incarico a causa di incomprensioni e si ritira per qualche tempo nell’abbazia di San Ricario, nel Nord della Francia. Richiamato dai suoi compagni, torna a Corbie ma non accetta più incarichi e prosegue il suo lavoro teologico. Poco prima di morire, dice ai confratelli: «Non merito di essere ricordato, dimenticatemi». Muore il 26 aprile 865 e, per sua volontà, è sepolto tra i poveri servitori del monastero. Del santo si parla anche nel Concilio Vaticano II: all’interno della Costituzione Lumen Gentium sulla Chiesa è riportato un passo del suo commento al Vangelo di Matteo. La Chiesa lo ricorda il 26 aprile.cadarita [at] yahoo.it

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