Ragazzi senza parole

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito, non è la prima volta che ti scrivo: le riforme di cui ti rendi promotore aprono molti dibattiti e suscitano variegate reazioni, sulle quali vale la pena soffermarsi. L’ultima modifica al già molto articolato mondo della scuola è stata introdotta con la tua firma apposta in calce al Decreto Ministeriale 29/2026, inerente la riforma degli Istituti Tecnici, con cambiamenti importanti nell’organizzazione della didattica. Il DM apporta novità negli indirizzi e nella riorganizzazione oraria, attraverso una riduzione delle materie di “cultura generale”, a favore di un rafforzamento delle discipline tecnico-professionali. Falcidiate le ore di Italiano e discipline umanistiche, incrementate le attività di laboratorio e di conseguimento di competenze pratiche, finalizzate a una più funzionale preparazione per il mondo del lavoro. Queste modifiche sono state accompagnate dalle tue entusiaste dichiarazioni: «La riforma rappresenta una modernizzazione necessaria per aggiornare un sistema – quello dell’istruzione tecnica – rimasto sostanzialmente invariato dal 2010. È necessario potenziare l’approccio per competenze, il raccordo con il mondo delle imprese e l’apertura agli esperti esterni come strumenti per rendere la formazione tecnica “un pilastro di serie A” del sistema scolastico italiano». Belle parole, caro Ministro, ma viene da chiedersi se l’unica modalità per attuare tali aspirazioni sia la riduzione delle ore di Italiano, Geografia, Diritto ed Economia. Non sarebbe stato possibile procedere a una ridistribuzione oraria che salvaguardasse l’integrità di materie fondamentali per la formazione complessiva degli studenti? Ti sembra giusto, caro Ministro, limitare discipline che sviluppano la capacità di comprendere e di interpretare il mondo? È realistico pensare che ragazzi interessati alla meccatronica non amino parafrasare le terzine dantesche: anziché sforbiciare le ore, non sarebbe opportuno offrire loro un percorso didattico maggiormente mirato alla letteratura e alla storia contemporanee? Potrebbero stupirti e diventare esperti tecnici che leggono romanzi! Ti suggerirei di ascoltare il post di Massimo Gramellini sulla vicenda del tredicenne che ha accoltellato la professoressa di Francese, alla quale tu hai fatto visita in ospedale: «I ragazzi hanno perso la capacità di verbalizzare ciò che provano. Non riescono a trovare un linguaggio preciso per le proprie paure». Credi, caro Ministro, che questa riforma verrà in loro soccorso?

silviamalaspina [at] libero.it

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