Non è una “ondata” di caldo
Di Silvia Malaspina
Caro il mio Luca Mercalli, a chi altri avrei potuto indirizzare questa settimana la mia letterina se non a te, presidente della Società Italiana di Meteorologia e climatologo di solida formazione scientifica, corredata da lunga esperienza? I giorni roventi che stiamo attraversando e che perdurano ormai da un paio di settimane si stanno configurando come parenti stretti di quelli vissuti nella torrida estate 2003. Il ricordo delle notti umide e delle giornate irradiate da un sole sfolgorante, si è rinnovato a causa dell’anomala ondata di calore che sta attraversando la Pianura Padana e che fa sì che, ogni volta in cui si osi mettere il naso all’esterno, si abbia l’impressione di essersi tramutati in melanzane grigliate. Se l’Italia va arrosto, caro Luca, sai bene che nel resto d’Europa non è che si verifichino situazioni migliori: sulla costa atlantica francese sono stati registrati 43 gradi, mentre a Londra sta perdurando da giorni l’allerta per le temperature elevate. In una recente intervista a Il Fatto Quotidiano hai ribadito ciò che ormai dovrebbe essere un semplice concetto riconosciuto e accettato da tutti: «Meravigliarsi delle ondate di calore oggi è come stupirsi della mafia in Italia. Tutti gli anni ci sono, e sempre più spesso, come denunciamo noi climatologi. Inascoltati.» Hai sottolineato che negli anni 2024 e 2025 l’aumento della temperatura globale ha superato gli 1,5 gradi, il primo limite sancito dall’Accordo di Parigi sul clima nel 2016. Hai inoltre ribadito che la ripresa dell’economia fossile negli Stati Uniti porterà a un ulteriore incremento delle temperature medie. Le tue dichiarazioni lasciano poco spazio all’ottimismo: «Sono preoccupato soprattutto dal tentativo diffuso di sminuire le notizie scientifiche della climatologia. Ho notato crescere il livello delle minacce e degli insulti così come il livello di sfiducia verso la scienza del clima: si arriva a dire che i dati scientifici siano inventati, che si tratti dell’ennesimo complotto!» Quindi, caro Luca, dobbiamo rassegnarci a vivere l’estate muniti h24 di condizionatori, ventilatori, bibite ghiacciate? Tu suggerisci di fermare la cementificazione, piantumare gli spazi urbani, ridurre gli sprechi, investire sulle energie rinnovabili. Purtroppo, però, spesso la burocrazia rema contro. Ciò che è certo è che, se perdureremo solo a sventagliarci mugugnando senza introdurre un qualche cambiamento nelle nostre vite (incrementare la mobilità sostenibile, ridurre gli sprechi, riqualificare gli impianti termici domestici) ci attendono lunghissime estati incandescenti ed eventi atmosferici estremi.
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