Il futuro visto dai bambini

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Di Ennio Chiodi

Secondo un recente sondaggio del “Pew Research Center”, un centro studi molto stimato negli Stati Uniti, solo il 14% delle persone accetterebbe di essere trasportato nel futuro, mentre circa la metà preferirebbe “stabilirsi” in un passato che non abbia vissuto. Nostalgia e conoscenza del già avvenuto vincono sull’incertezza e sull’angoscia del non conosciuto e dell’imprevedibile. Il futuro non esiste, nonostante scienziati e futurologi si impegnino a disegnarlo basandosi su megatrend come i cambiamenti climatici, l’invecchiamento delle popolazioni, l’accelerazione tecnologica. Anche un approccio più letterario del resto non ci tranquillizza più di tanto. H.G. Wells, con la Macchina del tempo, George Orwell con 1984, Ray Bradbury con Fahrenheit 451 ci propongono mondi in cui dominano sorveglianza, repressione, violenza e rassegnazione. Lo scenario de Il mondo nuovo di Aldous Huxley è più tranquillizzante: non ci sono guerre, né povertà; non si soffre e i conflitti sociali sono sopiti. L’uomo, però, viene selezionato geneticamente e condizionato fin dall’infanzia rinunciando alla libertà, alla verità, all’emotività. Una cosa è certa: dovremo fare i conti con l’intelligenza artificiale che tutti ormai frequentiamo anche senza esserne consapevoli. Per un campione di bambini delle scuole primarie e secondarie di varie città italiane, intervistati da Alice Filippi per il supplemento domenicale del Corriere della Sera dedicato ai giovanissimi, AI e robot potranno migliorare il mondo rendendolo più pulito e più “comodo”. Con un microchip inserito alla nascita sapremo già tutto e non servirà andare a scuola. Anche i libri li avremo già in testa, li leggeremo mentre dormiamo e ne resterà “il profumo delle storie”. Lo sport talvolta è noioso, ma niente paura: lo faranno per noi i robot e ci trasmetteranno l’energia di cui abbiamo bisogno. Ovviamente i dolci faranno bene alla salute, al contrario della frutta. Chi non vorrebbe avere un robot-maggiordomo in casa? Sarà utilissimo per far sparire la sorellina quando “romperà”. Con l’avanzare della tecnologia, avver- tono con grande maturità, anche le persone diventeranno più dipendenti e più simili ai robot che le circondano. In un mondo dove i mezzi viaggeranno con il teletrasporto (ma di notte, con la luna, andranno più piano perché c’è buio), l’energia sarà solo green, le tute alate ci faranno volare e gli alieni saranno di casa, Lucio spera di diventare un medico; Milena di diventare campionessa di pallavolo e avere un impiego in banca; Carolina di fare la psicologa, perché è un lavoro che non verrà sostituito dall’AI. Riccardo, in tutto ciò, vede una possibilità: “Il ponte sullo stretto di Messina forse si farà”. Forse!

enniochiodi [at] gmail.com

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