Incapaci di stare immobili, scambiàti per ciò che non siamo

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In questi giorni di vacanze, “ponti” e gite fuori porta abbiamo l’occasione per prenderci un po’ di tempo per noi stessi e di stare insieme alla famiglia, agli amici, alle persone care. Riporto una frase di Franz Kafka citata dal poeta Franco Arminio sul “Corriere” del sabato di Pasqua: “Domenica saremo insieme, cinque, sei ore, troppo poche per parlare, abbastanza per tacere, per tenerci per mano, per guardarci negli occhi”. Oggi quelle ore sembrano infinite e lunghissime: il tempo per conoscersi e per vivere le emozioni è un tempo sprecato. Prima gli umani erano anche capaci di stare immobili almeno per qualche momento della loro vita. Adesso se non si ha qualcosa da fare, se non succede niente, diventiamo agitati, irrequieti, nevrastenici. Non siamo in grado di custodire dentro di noi la nostra storia, le radici, il silenzio, la riflessione. Aspettiamo solo di capire per cosa veniamo scambiati, anzi, vogliamo essere scambiati per ciò che non siamo, vogliamo mettere in piedi una rappresentazione di noi. Non si spiega altrimenti il teatrino al quale diamo spago quotidianamente sui social. Così tutto passa, tutto si perde. Ciò che di bello ci è accaduto ieri, oggi non vale più, non ha più conseguenze. Oggi è obbligatorio che ci accada subito dell’altro, che l’adrenalina salga e in fretta. Abbiamo paura delle pause. Un discorso, un bacio, un tramonto perdono immediatamente la loro unicità: sono fotogrammi che vengono triturati in un frullatore in continuo movimento. Ci alimentiamo di conferme. Andiamo a caccia di consenso. Siamo allergici alla calma. Sono certo che tra un secolo, quando i libri racconteranno questa epoca, si dirà che è stato un periodo di passaggio, di trasformazione. In peggio, però. Sempre Arminio parla di “bulimia emotiva”. Non ci basta un pranzo, dobbiamo fare una degustazione. Non ci basta un giro in bici, dobbiamo unirci una video-chiamata. Il rischio, che è già realtà, è di essere perennemente fraintesi. Anche da noi stessi.

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