Due persone speciali

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di Arianna Ferrari e Andrea Rovati

LEI

Èstata una settimana difficile. Troppe emozioni tutte insieme e scusate se vi coinvolgo nelle mie riflessioni. Nel giorno di San Giuseppe, la Festa del Papà, ho perso un amico, esattamente nel modo in cui persi mio padre: improvvisamente. Le ultime sere in casa non si è parlato d’altro. Stefano, così si chiamava, aveva 71 anni anche se per la sua forza e la sua passione nell’affrontare le questioni quotidiane lo facevo più giovane. Lo conoscevo da 25 anni. Sapete quelle persone che sembrano essere uguali nel tempo; quelle che dai per scontato che esistano per sempre? È stato consigliere, confidente e mi ha accompagnato come un secondo papà in uno dei momenti più difficili della vita. Quando lo ringraziavo per ciò che faceva, mi rispondeva che gratuitamente aveva ricevuto e per quel poco che poteva – per lui era sempre poco – voleva dare. Non sopportava le ingiustizie, si batteva per la verità e la sua esistenza è stata tratteggiata da una lealtà e dedizione rare. Fede incrollabile e granitica che conoscevo, ma solo dopo ho capito che tale forza derivava dalla certezza di essere nella Verità e in Dio. Parlando di lui e di altre grandi persone che abbiamo incontrato lungo la nostra strada ci rendiamo conto della Grazia ricevuta nel conoscerle perché erano in questo mondo ma non di questo mondo. Santi della porta accanto che in silenzio e concretamente sono stati capaci di essere esempio, guida e testimonianza. Grazie Stefano e a tutti i santi che camminano con noi.

arifer.77@libero.it

LUI

Io non lo volevo nemmeno seguire Giuseppe. Ne avevo già tanti di pazienti complicati e di casi drammatici che quello me lo sarei risparmiato volentieri. 28 anni, una brutta malattia genetica che fin dalla nascita lo aveva costretto a interventi, complicanze e sofferenza; nonostante tutto una laurea, un lavoro qualificato, molti amici, ma come ha fatto? E ora un brutto cancro, anzi bruttissimo. Sapevo già come sarebbero andate le cose, non avevo voglia di trovarmi per l’ennesima volta davanti a un malato che mi chiede qualcosa che non posso dargli, anche se lo vorrei tanto anch’io. E invece Giuseppe non mi ha chiesto niente, il suo sguardo era sofferente ma non smarrito né disperato, piuttosto era consapevole e fermo. Quello sguardo mi ha scosso profondamente: lì non serviva il medico, lì ci voleva l’uomo e me lo dovevo meritare di stare lì, di avere un posto vicino ai ragazzi dell’Oratorio e ai sacerdoti suoi amici. Sarei tornato numerose volte, sentendomi un piccolo e indegno Cireneo che prima non ne vuole sapere e poi non può più stare senza il Signore. E poi ci ha lasciato. Mi viene ancora da piangere ma è un pianto che unisce dolore, gratitudine e qualcosa di più, una sensazione di Carlo Acutis, Chiara Badano, Sandra Sabattini, dei santi di oggi, dei santi ragazzini nei quali il Signore continua a parlare a noi duri di cuore e nei quali la sua Grazia infinita viene nel mondo. Davvero, come si legge a Sant’Alberto di Butrio, “dove passano i santi resta il profumo di Dio”.

andrea.rovati.broni@gmail.com

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