Un fisco più equo: si può?

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Di Cesare Raviolo

La domanda sorge spontanea, mentre a livello politico si discute pro e contro la recente riforma fiscale e mentre noi contribuenti cominciamo a brontolare per l’avvicinarsi della stagione dichiarativa dei redditi, anche se da quest’anno è posticipata al 30 settembre proprio dalle nuove norme (D.Lgs 30/122023 n.216), che hanno introdotto diverse altre novità (730 precompilato, modello PF, riduzione delle aliquote, ecc.). Se la domanda rischia di essere retorica, la risposta potrebbe essere viziata dal radicato pregiudizio che le “tasse” siano sempre vessatorie. Le cose non stanno proprio così: il problema non sono le “tasse” in sé, ma la ripartizione del loro carico. “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” recita l’art. 53 della Costituzione. Secondo uno studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato nello scorso mese di gennaio, chi ha guadagni totali superiori a 500 mila euro (lo 0,1% dei contribuenti), è colpito da un’aliquota effettiva del 36%, inferiore a quella degli altri contribuenti per i quali l’aliquota effettiva è di circa il 40%. La distorsione a svantaggio della maggioranza ha diverse cause: il ridotto peso dell’Irpef (25%) sul totale dei tributi pagati, le imposte indirette (28%), che pesano maggiormente sui redditi più bassi, il massimale sui contributi sociali per i redditi da lavoro oltre 100 mila euro, le attività finanziarie, soggette solo a una minima flat tax (tassa piatta). Questi fattori causano la regressività del fisco per il 5% degli italiani soggetti a un’aliquota effettiva che diminuisce man mano che il guadagno aumenta, mentre la progressività di cui all’art. 53 della Costituzione dovrebbe prevedere aliquote e carichi di imposta crescenti in misura più che proporzionale all’aumento del reddito. Il sistema fiscale appare sempre regressivo anche in relazione al patrimonio: l’aliquota, infatti, è più elevata per chi ha patrimoni vicini allo zero o debiti e diventa sempre più bassa per chi ha maggiori patrimoni. Contrariamente a quanto i dati sopra riportati potrebbero far credere, un fisco equo è possibile: era delineato nelle disposizioni costituzionali ed è stato sperimentato negli anni ’70 con la Riforma Visentini. Perché oggi non è così? Forse perché è troppo debole nel nostro Paese la consapevolezza che solo con la raccolta fiscale si finanzia la spesa pubblica e manca la percezione del fisco come strumento di sviluppo e di solidarietà. Ma di questo parleremo un’altra volta.

raviolocesare@gmail.com

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