Solitudini drogate: attenti!

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Di Ennio Chiodi

È un personaggio che i social non li frequenta come noi: lui li compra, al costo di una quarantina di miliardi di dollari. Vedi X, già Twitter. Manda veicoli nello spazio e gestisce aziende tra le più avanzate e redditive al mondo come Tesla. Diciamo che Elon Musk non ha esattamente le preoccupazioni che affliggono quotidianamente le nostre famiglie, ma è comunque prigioniero di un meccanismo di organizzazione e profitto che lo costringe e lo condiziona profondamente. «Faccio uso di ketamina sotto controllo medico, ha ammesso in questi giorni – lo devo agli investitori delle mie aziende. Lavoro 16 ore a giorno, non posso permettermi di essere fuori gioco e devo superare i momenti di depressione». Un messaggio quantomeno inquietante. La ketamina è un farmaco anestetico, usato anche come antidepressivo, che, in situazioni ben più fragili di quelle in cui si trova abitualmente Musk, viene assunto come stupefacente dissociativo da un numero sempre più ampio di giovani. Provoca danni gravissimi, anche irreversibili, su cervelli non ancora formati. Simone Feder, una delle anime della “Casa del giovane” di Pavia, è uno psicologo, frequentatore assiduo del disagio giovanile: «Nelle nostre comunità – denuncia accoratamente – i ragazzi che fanno uso di ketamina sono sempre di più e sono sempre più giovani. Alcuni hanno solo 14 o 15 anni. Non possiamo lasciarli soli, non possiamo attenderli, ma dobbiamo andare a prenderli, nelle loro stanze o nei luoghi della “perdizione”, come il boschetto di Rogoredo. Si anestetizzano da disagi più profondi». La droga più diffusa resta – cannabis a parte – la cocaina, ma ritorna, non a caso, l’eroina, un’altra droga “anestetica”, che ti isola e ti fa staccare la spina. Cresce e desta allarme il consumo di altri derivati dall’uso improprio di farmaci, come il Fentanyl, un analgesico oppioide prodotto da sintesi chimica, che sta uccidendo centinaia di giovani ogni giorno negli Stati Uniti. I video che ci propongono drammatiche immagini di ragazzi ridotti a zombie nelle periferie americane sono terrificanti. Dalle nostre parti sta producendo danni ancora contenuti, ma è solo questione di tempo. Girano altre sostanze con effetti stupefacenti e devastanti. Sono spesso usate per tagliare cocaina ed eroina e sono in grado di neutralizzare anche i farmaci salvavita. Non riusciamo a controllare con efficacia questi fenomeni. Il problema – come ricorda Feder – non è più tanto conoscere quali droghe si usano, ma perché si usano. Dobbiamo – di questi tempi – dedicarci sempre più a comprendere le ragioni che spingono giovani e meno giovani a chiudere i rubinetti della vita per aprire quelli della disperazione e della morte.        

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