Se il Fisco fa fiasco

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di CESARE RAVIOLO

Sono più di un centinaio le imposte dirette e indirette, erariali e locali, attualmente esistenti in Italia; più del 62% del gettito complessivo è fornito da due di esse. L’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e l’Iva (Imposta sul Valore Aggiunto). Uno studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università di Milano-Bicocca (si legga Il Popolo del 28 marzo 2024, n. 12) ha evidenziato come la scarsa progressività del sistema fiscale italiano dovuta a queste due imposte rischia di essere aggravata dalla riforma recentemente varata dal Governo (Dlgs del 30.12. 2023 n. 216). La riduzione da 4 a 3 delle aliquote Irpef non contrasta efficacemente la regressività per i redditi più alti. Una maggior progressività del sistema avrebbe richiesto l’introduzione di aliquote più elevate per i redditi più alti, anche perché gran parte degli autonomi può optare per il regime forfetario, che consente loro di pagare per i redditi fino a 85.000 euro un’aliquota del 15% assai inferiore a quelle che colpiscono redditi simili di lavoro subordinato. La revisione delle aliquote Iva sui beni di prima necessità ridurrà marginalmente il carico fiscale per i redditi più modesti ma non correggerà la regressività dell’Iva. I redditi più elevati hanno maggiore capacità di risparmio, consumano relativamente di meno e, quindi, pagano meno Iva. Il concordato preventivo biennale consente al Fisco di proporre agli autonomi un livello specifico di reddito da dichiarare: se accetta, il contribuente pagherà le relative imposte per i due anni successivi, ottenendo in cambio una ridotta probabilità di verifica fiscale. Se il contribuente avesse maggiori guadagni nei due anni successivi, verserebbe meno imposte di quanto avrebbe dovuto versare senza il concordato. Una simile misura appare anche come un potente incentivo all’evasione per restare al di sotto del livello di reddito concordato. Il sistema fiscale italiano necessita di una riforma che comporti, da un lato, una diminuzione del carico fiscale per i redditi minori, dall’altro, un maggior carico per coloro che hanno più risorse. Con un’imposta sulle grandi fortune, come in Francia, contribuirebbe equamente anche lo 0,1% più ricco del Paese. Un’imposta del genere fornirebbe risorse addizionali di almeno 15 miliardi di euro all’anno da investire in sanità, istruzione, politiche industriali o riduzione delle imposte per i redditi minori. In tal modo, il sistema fiscale sarebbe realmente progressivo e conforme al dettato costituzionale (art. 53).

raviolocesare@gmail.com

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