Domenico nel cuore
Di Ennio Chiodi
Non era un eroe Domenico, né un piccolo coraggioso guerriero in lotta per la vita. Non doveva conquistare proprio nulla, ma vivere l’esistenza di un bambino insieme agli altri bambini, giocare spensierato per le strade e sulle spiagge delle sue terre. Domenico è e sarà piuttosto un testimone che vigilerà perché non si ripeta ciò che è successo né nulla di simile. Un testimone, scomodo e presente per le coscienze degli adulti che lo hanno tradito, colpevoli di gravi comportamenti concatenati che nessuna persona responsabile può permettersi quando la posta in gioco è la vita stessa. La vita di Domenico, quella dei suoi genitori e quella di altre famiglie che hanno visto distruggere quel prezioso patrimonio donato: il cuore ancora palpitante del loro figlio, danneggiato, bruciato, irreparabilmente durante le fasi del trasporto. Domenico non era nato fortunato. Era affetto da una grave forma di cardiopatia congenita che non gli avrebbe consentito di campare a lungo, ma la disponibilità di un trapianto aveva aperto la strada a una seconda possibilità. Una catena scellerata di errori, superficialità, violazione di regole consolidate e incompetenza, ha reso vana questa opportunità provocando un dolore ancora più grande, accentuato dalla delusione, dalla speranza dispersa. E quando, in seguito alla morte di un altro bambino, un nuovo piccolo cuore si è reso disponibile, per Domenico era troppo tardi: l’aggravarsi del suo stato aveva reso impraticabile un secondo trapianto. C’è chi è chiamato a decidere a chi donare nuova vita con criteri scientifici e bioetici che presuppongono scelte drammatiche, inesorabili. Abbiamo seguito tutti con angoscia e partecipazione gli sviluppi di questa vicenda, così come siamo stati travolti dal dolore e dalla rabbia per le colpevoli negligenze che hanno cancellato a Crans Montana la vita di decine di adolescenti che, come Domenico, avrebbero potuto essere i nostri figli. L’impegno, adesso, è che non aumenti la diffidenza verso i trapianti. Quanto successo tra il San Maurizio di Bolzano e il Monaldi di Napoli è un’eccezione. L’Italia è all’avanguardia per numero di interventi e risultati positivi, grazie a procedure sperimentate e controlli rigorosi, che consentono di salvare la vita a migliaia di pazienti mettendo in comunicazione la generosità dei donatori con la speranza delle persone in attesa di trapianto, che attualmente sono 8.250. Nel 2025 il numero di trapianti di cuore ha superato i 450 con un aumento del 9% rispetto al 2024. Frutto della consapevolezza che cresce. “Non c’è amore più grande – scrive in un commento padre Maurizio Patriciello – di chi dona la vita per i fratelli. Anche senza esserne coscienti”.
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