Crescerai a modo tuo

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Di Silvia MalaspinaCaro il mio Luciano Ligabue, durante la data zero del tuo nuovo tour, partito da Jesolo nei giorni scorsi, hai riservato al pubblico una sorpresa che lo ha lasciato di stucco ed è diventata virale sui social. All’atto di intonare il brano A modo tuo, hai annunciato «Adesso mi raggiungerà la bambina per cui l’ho scritta». Sul palco si è quindi materializzata tua figlia Linda, 22 anni, che, visibilmente emozionata, ha cantato con te. Che dire, caro Liga? (mi permetti, vero, di chiamarti così? Sono tua fan dai tempi di Balliamo sul mondo!) Ti ho visto in totale solluchero: abbandonate per qualche minuto le vesti del rocker, ti sei mostrato padre orgoglioso e commosso, anche perché l’altro tuo figlio, Lenny, ha accompagnato l’esibizione alla batteria. In un attimo sono spariti tutti gli strepitosi successi della tua quarantennale carriera, i dischi di platino, Cam- povolo e le folle oceaniche che conoscono a memoria ogni tuo verso ed è rimasto l’amore puro. Sono certa che, mentre cantavi questo brano viscerale, tra i più intensi sulla paternità, hai visto contemporaneamente la bimbetta che Linda era, della quale magari in certe notti insonni pensavi «Speriamo che cresca in fretta!», e la donna che è diventata. Non ti nascondo, caro Liga, che all’inizio dell’esibizione ho malignamente pensato: «Ecco un’altra figlia di, che vuole sfondare grazie al cognome!» E invece… mi sono ritrovata con i lucciconi agli occhi. Forse perché Linda, che ha ereditato l’avvenenza dalla mamma e la musicalità da te, è coetanea di mia figlia, mi sono soffermata a riflettere sul nostro ruolo di genitori di figli ormai adulti, sulle loro aspirazioni, sul tempo che passa. La paura e l’entusiasmo di vedere crescere i figli ci accompagna fin dal loro primo vagito, ma non siamo mai preparati a ritrovarceli adulti che, come tali, pretendono, giustamente, di essere trattati. Il mestiere di genitore è il più difficile: non esistono dritte veramente utili su come educare i figli, perché questi sono monadi irripetibili e non esiste schema o modello che possa adattarsi a tutti. Caro Liga, sarà capitato anche a te di guardare tua figlia e chiederti chi fosse questa nuova meravigliosa donna, come sia stato possibile che gli anni siano evaporati nel tempo di un sospiro. Talvolta la nostalgia dei loro abbracci impetuosi e sudaticci all’uscita da scuola attanaglia l’anima, ma il cammino percorso con dialogo, confronto, amore, anche fatica, è stato stupefacente. E poi non sei tu che ottimisticamente asserisci che «il meglio deve ancora venire»? silviamalaspina [at] gmail.com

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