Corte dei Conti e sanità: la diagnosi

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Di Cesare RavioloA volte anche un freddo documento contabile può diventare un’utile radiografia dei mali che affliggono il nostro Paese. È il caso del Giudizio di Parificazione sul Rendiconto Generale dello Stato, emesso dalla Corte dei Conti, che per il 2025 ha certificato la regolarità del Rendiconto, ma ha sollevato non pochi rilievi su vari comparti della spesa pubblica, in particolare sulla sanità. I magistrati contabili scrivono che le liste d’attesa resistono per la “carenza di personale sanitario”, perché in numerosi territori la capacità del sistema è stata limitata “non tanto dall’assen- za di risorse finanziarie quanto dalla difficoltà di reperire personale”. I soldi, del resto, c’erano. Fra il 2022 e il 2025 lo Stato ha stanziato 1.845 milioni per abbattere le attese, le Regioni ne hanno vincolati 1.647 e ne hanno spesi 1.580. Fra lo stanziato e lo speso “ballano” 265 milioni. Nel 2023 appena 7 enti su 21 hanno usato tutta la loro quota. Nel frattempo, la domanda cresce, come è prevedibile in un Paese che invecchia. Nel 2024 pubblico e privato ac- creditato hanno erogato 783,9 milioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali, il 4,3% in più dell’anno prima. Il rapporto della Commissione UE, tuttavia, rileva che il 9,9% della popolazione ha rinunciato a cure necessarie (era 6,3% nel 2019); per l’Istat sono 5,8 milioni di persone e per il 6,8% degli Italiani il motivo principale sono le attese, quota più che raddoppiata dal 2,8% del 2019. Chi può, paga di tasca sua: nel 2023 la spesa diretta valeva il 23,7% della spesa sanitaria, contro il 14,9% della media europea. La Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa affidata ad Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) ha raccolto oltre 68 milioni di prenotazioni fra gennaio e aprile 2026. Il resto procede lentamente. Fra le criticità segnalate da Agenas c’è il divario fra prescrizioni emesse e prenotazioni registrate: chi tiene in mano l’impegnativa e lascia perdere esce dai con- ti prima ancora di entrarci. Dunque, la Corte ha diagnosticato con precisione i due mali principali della sanità italiana: la carenza di personale e le attese che ne discendono; in mezzo ha misurato una “significa- tiva distanza tra le finalità perseguite dal legislatore e i risultati concretamente raggiunti”, che pagano per primi i 5,8 milioni di persone che hanno smesso di cercare di ottenere una visita dal Servizio Sanitario Nazionale. Che ne è dell’art. 32 della Costituzione che recita “La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”?raviolocesare [at] gmail.com

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