Il “metodo”di don Pino Scabini per servire la Chiesa

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Nel centenario della nascita del sacerdote organizzato il convegno diocesano con mons. Nicola Ciola e Renato Balduzzi e le testimonianze di Mariella Enoc e don Claudio Baldi. Il saluto di Mons. Guido Marini

TORTONA – La Diocesi di Tortona e il Gruppo Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) diocesano hanno ricordato la figura e l’opera di mons. Giuseppe Scabini, per tutti don Pino, nel centenario della nascita. Il convegno, intitolato “Servire la Chiesa, Popolo di Dio in cammino nel Mondo. Attualità del pensiero pastorale di Mons. Scabini” si è tenuto venerdì 16 ottobre nell’Aula magna del Seminario. Nato a Pregola nel giugno 1926, don Pino ha ricoperto numerosi incarichi in Diocesi: insegnante di religione, assistente della Fuci e del Meic, parroco di san Matteo a Tortona, vicario episcopale per la pastorale e assistente diocesano della Commissione per la Pastorale Familiare, preside del SIT (Studio Interdiocesano di Teologia), direttore dell’Istituto Diocesano per i Diaconi Permanenti. Per quasi 30 anni, a Roma, don Scabini ha servito la Chiesa italiana postconciliare come direttore spirituale del Pontificio Seminario Lombardo, addetto alla Presidenza nazionale e al Settore Adulti dell’Azione Cattolica, docente di ecclesiologia ed ecumenismo e preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ecclesia Mater” della Pontificia Università Lateranense, assistente ecclesiastico nazionale del Meic. Sono intervenuti mons. Nicola Ciola, decano della Facoltà di Teologia e docente di Cristologia alla Pontificia Università Lateranense e Renato Balduzzi, docente di Diritto costituzionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, presidente nazionale 2002-2009 del Meic. Mons. Ciola, che fu accanto a don Pino negli anni romani, ne ha ricordato la proficua collaborazione con Mons. Aldo Del Monte, altro grande presbitero diocesano e poi vescovo di Novara; ne ha sottolineato “la passione” per la Chiesa di Cristo come definita nella Lumen Gentium, l’impegno alla formazione delle coscienze, lo sforzo costante di costruire la comunione ecclesiale, con il suo tratto discreto, la sua cortesia mai formale e la sua capacità di conciliare, pur senza annullare, le differenze. Il professor Balduzzi, legato a Scabini con la consorte fin dagli anni giovanili, ha collaborato con lui nei due mandati di presidenza del Meic nazionale. Anch’egli ha ripreso il tema dell’amore profondo per la Chiesa, sottolineando l’assenza, nel suo linguaggio, del pronome “io”, a vantaggio del “tu”, del “noi”, o del “si deve”, a dire l’attenzione totale che egli riservava all’interlocutore, pur senza fare sconti sui principi, ma senza rigidità. A ciò si aggiungeva la coerenza nei diversi luoghi e compiti e la pratica costante del “se non puoi lodare, taci”. È stato questo il “metodo Scabini”, come lo ha definito il relatore, per raccordare, senza confusioni, presbiteri e laici, ecclesiale e civile, lo stare nella Chiesa e lo stare nel mondo. Sono seguite le testimonianze di Maurizio Ambrosini, vicepresidente nazionale del Meic, di don Claudio Baldi, successore di don Pino allo Studio Interdiocesano di Teologia e come assistente del Gruppo Meic di Tortona, e il commosso ricordo dell’amicizia tra don Pino e don Aldo Del Monte di Mariella Enoc. Prima della S. Messa, presieduta da Mons. Ciola, nella chiesa di san Matteo, dove don Scabini è stato parroco dal 1976 al 1983, a conclusione del convegno, il vescovo Mons. Guido Marini, pur non avendo conosciuto don Pino, ha distillato l’essenza della sua figura e del suo ministero: conquistato da Cristo, ha servito la Chiesa senza mai ser- virsene, con una grande passione d’amore per il suo tempo. Questa è la sua lezione di fede e di vita per il nostro “qui e ora”.

Luisa Iotti

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