Al mercato della politica
Di Ennio ChiodiÈ un po’ come quando si sta per buttare la pasta e ci si accorge di aver finito il sale. Il negozio sotto casa è chiuso e il supermercato è troppo lontano. Non resta che la vicina di pianerottolo, che non è proprio un’ami- ca, ma che incontri spesso per scambiare cordialmente due parole. Suoni e chiedi timidamente se può darti una mano, assicurando che quel sale le sarà restituito al più presto. In Parlamento, nel “Transatlantico” di Montecitorio, il lungo corridoio dove la politica spesso prende decisioni “sottovoce”, avviene in questi gior- ni qualcosa di simile. Invece del sale si chiedono in prestito, tutt’altro che timidamente, deputati. In realtà si affittano, si noleggiano, e anche a caro prezzo: il prezzo della fedeltà, ammesso che in politica la parola fedeltà abbia ancora senso. «Scusa ti avanza per caso un deputato? Me lo presti che metto su una componente politica e poi te lo ridò?» «Ma certo fi- gurati… tra di noi.» Colpa della nuova legge elettorale voluta dal Go- verno Meloni che prevede la raccolta di un numero esorbitante di firme per i partiti che intendano presentarsi alle elezioni, e che non siano già presenti con una componente in una delle Camere. Si eviterebbe così il rischio che qualche personaggio dispettoso, come il generale Vannacci, possa togliere consensi al Centrodestra impedendogli di raggiungere quel 42%, che il Governo stesso ha previsto per ottenere premi di maggioranza e governare in tranquillità. Perché non prestare quindi qualche onorevole al movimento “Sud chiama Nord” di Cateno De Luca, in modo che possa esistere elettoralmente ed essere poi utile alla maggioranza? Anche a Sinistra le ambizioni non mancano e aggiungere qualche gruppo che possa portare in cascina consensi dispersi non guasta. Accade allora che un senatore come il microbiologo Andrea Crisanti, noto esperto ai tempi del Covid, lasci il PD e passi al gruppo misto per costituire la nuova Rifondazione Comunista insieme ad altri transfughi “a tempo”. Ottenuto lo scopo, tutti torneranno poi alle rispet- tive famiglie di provenienza. Varata la legge, insomma, si trova l’inganno, attraverso percorsi contorti e poco trasparenti che puntano a man- tenere un potere sempre più arroccato e autoreferenziale. La politica italiana – di questi tem- pi – non allarga gli spazi, non offre ai più giovani partecipazione, ma “cooptazione”, accogliendo chi già garantisce fedeltà alla linea. Non propone entusiasmo, al di là degli slogan, e non sfida il coraggio. Peccato, perché anche una recente ricerca Doxa per l’Istituto Toniolo conferma che 7 giovani su 10 tra i 18 e i 34 anni credono nell’impegno pubblico, ma rischiano la frustrazione alla ricerca continua di luoghi dove essere accolti. enniochiodi [at] gmail.com

