Oggi è di moda l’arte

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Di Silvia MalaspinaCara la mia Mary Austin, il tuo nome è legato a Freddie Mercury, compianto front man dei Queen. Siete stati fidanzati nei primi anni ’70 poi, conclusa la relazione, migliori amici per la vita, tanto che a te Freddie dedicò uno dei suoi brani più celebri, Love of my life, a sancire un profondo vincolo d’affetto. Ora, cara Mary, hai collaborato come curatrice, insieme a Kate Bailey, all’esposizione che è stata inaugurata sabato 24 ottobre al Victoria and Albert Museum di Londra, intitolata Freddie Mercury: Splendid Things, un percorso che celebra il cantante nell’anno in cui avrebbe spento 80 candeline. La mostra si snoda attraverso varie sale del museo, celebre per le collezioni molto eclettiche: si spazia dagli oggetti di design, all’arte medievale e rinascimentale, alla scultura. In questo contesto si inseriscono alcuni dei costumi indossati da Freddie durante concerti e videoclip tra gli anni ’70 e ’80. Solo per citare i più iconici: il mantello e la corona sfoggiati durante il Magic Tour del 1986, e la Mercury Wing, la tuta bianca alata indossata per le riprese del video di Bohemian Rhapsody. Tu, cara Mary, hai prestato questi abiti (di tua proprietà, come buona parte del patrimonio di Mercury) per rendere omaggio all’artista e al performer divenuto una delle figure più influenti della musica contemporanea. L’esposizione offre l’occasione per constatare come la moda e l’arte visiva si intreccino sempre più spesso all’interno dei percorsi museali. Gli abiti non vengono considerati semplici manufatti artigianali, ma vere e proprie opere artistiche, capaci di raccontare la cultura e l’estetica di un’epoca. Un pubblico numeroso e variegato si avvicina così anche agli allestimenti museali tradizionali che, per svariati motivi, risultava lontano dai suoi interessi. Permettimi, cara Mary, un po’ di campanilismo: alla Pinacoteca di Brera si è conclusa lo scorso maggio la mostra Giorgio Armani. Milano, per amore con più di 400 mila visitatori. Sempre a Milano, a Palazzo Reale, è in corso la grande mostra Dalí e la Moda, un viaggio attraverso oltre 200 opere, documenti e abiti che esplorano la profonda influenza del maestro del Surrealismo sull’universo fashion e non solo. Stiamo quindi assistendo al superamento della vecchia dicotomia che la cultura occidentale ha perseguito per separare le “arti maggiori” (pittura, scultura, architettura) dalle “arti minori” (tra cui la moda), spesso considerate espressioni effimere e commerciali. E chi meglio di colui che ha infranto le regole strutturali del pop rock poteva offrire un contributo basilare?silviamalaspina [at] libero.it

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