E adesso c’è il Melonellum
Di Ennio Chiodi
Se davvero il male profondo della nostra democrazia sta nella crescente astensione dal voto, non sarà certo un toccasana l’approvazione della ennesima legge elettorale pensata soprattutto per garantire continuità a chi già governa, privilegiando la stabilità del potere alla pienezza della rappresentanza. L’ultimo arrivato tra i sistemi elettorali è il Melonellum. Sostituisce il Rosatellum, il Porcellum e il Mattarellum. I termini in finto latino si devono a una battuta del grande politologo Giovanni Sartori, toscano irriverente, che definì Mattarellum, nel 1993, il primo sistema elettorale maggioritario nella storia istituzionale italiana, dal nome dell’attuale presidente della Repubblica che allora ne fu relatore in Parlamento. Fino a quel momento gli elettori italiani sceglievano i propri rappresentanti con un sem- plice sistema elettorale proporzionale puro: tanti voti, tanti seggi. Maggioranze e Governo sarebbero nati con accordi tra i partiti sulla base delle idee, delle strategie e delle scelte ritenute utili per il Paese. A far saltare il sistema fu il Referendum promosso, dopo Tangentopoli, con l’idea di “risanare” la Repubblica introducendo un sistema maggioritario conside- rato più trasparente e più vincolante per i Partiti. Il Mattarellum ne fu logica conseguenza: prevedeva il maggioritario sia alla Camera sia al Senato e sanciva la nascita del “bipolarismo”, con la sostanziale divisione del Parlamento in due blocchi, e la graduale scomparsa di un centro moderato. La legge appena approvata presenta, nonostante gli interventi preventivi del Quirinale, qualche dubbio di costituzio- nalità che dovrà essere sciolto dalla Corte Costituzionale possibilmente prima delle elezioni del 2027. Ritorna al sistema proporzionale introducendo un alto premio di maggioranza (70 deputati in più alla Camera e 35 al Senato) per la coalizione che raggiunga almeno il 42% dei consensi: maggioranza assicurata per cinque anni e sostanziale mano libera per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, probabilmente la vera posta in gioco per la prossima legislatura. Se nessuna coalizione dovesse ottenere il 42%, i seggi andrebbero ripartiti col sistema proporzionale e la formazione del governo sarebbe affidata ad accordi tra i Partiti. Le opposizioni la definiscono “legge truffa”, richiamando una legge del 1953, voluta soprattutto dalla Democrazia Cristiana, che prevedeva un forte premio di maggioranza per chi avesse raggiunto il 50 % nella speranza che il blocco cristiano moderato centrista tenesse lontano il blocco social comunista. Il premio non scattò per pochi voti e il proporzionale continuò saggiamente a guidare i destini degli Italiani.
enniochiodi [at] gmail.com

