La speranza di Pizzaballa
A cura di LIBRERIA SAN MARZIANO TORTONA
Tornarono a Gerusalemme con grande gioia (Lev, 2026, pp.105) è il titolo della lettera pastorale del cardinale Pierbattista Pizzaballa alla Chiesa di Gerusalemme. La Lettera è una ri- flessione scaturita a seguito del dolore e dell’impotenza vissute dal patriarca dopo il 7 ottobre 2023. Tutti dovrebbero leggere questa Lettera perché rappresenta un formidabi- le termine di paragone con cui confrontarsi. In un mondo ovunque diviso e che sembra conoscere solo odio, il cardinale sostiene che per i cristiani “la prima testimonianza è l’unità tra noi […], interrogarsi su cosa il Signore ci chiede e come stare da cristiani dentro la situazione, non come uscirne ma come abitarla”. La Lettera si divide in tre parti. Nella prima si descrivono le conseguenze di una società in cui l’altro è visto come un “nemico”: “Ci si definisce sempre più per opposizione: siamo ciò che l’altro non è! In questo gioco di specchi l’iden- tità diventa difensiva ed escludente”. Nella seconda si afferma che “la ragione profonda del fallimento degli accordi di convivenza” nel Medio Oriente dipende dall’aver dimenticato che costruire la “città” senza Dio è costruirla contro l’uomo. Nell’Apocalisse infatti la Città santa non si innalza verso il cielo con le proprie forze, ma vien vista “scendere dal cielo, da Dio”: insomma, solo se Dio abita tra gli uomini è possibile una pace “giusta e duratura”! Infine nella terza parte vengono indicati i luoghi della missione dei cristiani: gli ospedali, le scuole, la cultura… la famiglia: “è lì che si forma lo sguardo con cui il bambino guarderà il mondo” e lì si deve raccontare la verità dei fatti “senza trasmettere odio e senza desiderare la morte altrui”. Pur avendo visto l’orrore delle stragi di Hamas e dei civili innocenti morti a Gaza e dopo aver constatato che “i luoghi santi che dovrebbero essere spazi di preghiera, sono diventati campi di battaglia”, il cardinale è riuscito a trovare parole di Speranza: “È l’esperienza pasquale che permette di vedere la vita anche laddove i nostri occhi carnali vedono solo morte, sconfitta o de- vastazione”. Questa Lettera testimonia una fede indomabile: “Qualcuno potrebbe pensare ‘qui non cambierà mai nulla’. Ma anche se così fosse, noi non possiamo rinunciare a fare la differenza: una presenza che non si lascia guidare dalla narrazione dell’odio: i cristiani non odiano!”. Pur dentro questa desolazione, la Chiesa mostra che la speranza è incarnata: non si contano infatti le tante esperienze concrete di comunione.
Pippo Emmolo

