Nadia grande tra le “stelle”

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A cura di Ennio Chiodi

Mi perdonerete se per una volta abbandono le consuete riflessioni su quanto ci accade intorno, per raccontarvi di una donna straordinaria, una cara amica, che in questi giorni se ne è andata, lasciandoci molto tristi. Nadia Santini è stata una delle più grandi “cuoche” d’Italia e non solo. Un’eccellenza cui il nostro Paese deve essere riconoscente. I francesi che pensano di non avere rivali nel pianeta e che non sono portati a ravvisare particolari meriti Oltralpe, l’hanno consacrata qualche anno fa come “migliore chef donna del mondo”, primo di prestigiosi riconoscimenti internazionali che Nadia accettava con la grazia e l’umiltà che la hanno sempre accompagnata. Aveva conosciuto il marito Antonio Santini all’Università e con lui aveva deciso di cambiare vita e di far crescere l’Osteria della famiglia di Antonio lungo le sponde del fiume Olio. Oggi “Dal Pescatore” è uno dei ristoranti più apprezzati nel pianeta, e rappresenta la grande cucina italiana nei più esclusivi circuiti internazionali. Prima italiana a ottenere le mitiche “tre stelle” della Guida Michelin, le ha conservate senza interruzioni per trent’anni meritandosi il titolo di “mentore” della stessa Guida non solo per questa straordinaria continuità ma soprattutto per essere stata capace di “trasmettere conoscenze passione e professionalità alle nuove generazioni di cuochi”. La sua vicenda parte con Bruna, mamma Santini, da cui aveva imparato a trattare e rispettare le materie prime e ad amare il territorio; diventa “storia” con Antonio, guida competente e rassicurante in quell’’insidioso, affascinante mondo, e proseguirà con i figli Giovanni e Alberto, già grandi professionisti in cucina e in sala. Nadia affrontava tutto questo quasi non la riguardasse, con naturalezza e con una serenità che trasmetteva con il suo indimenticabile sorriso a chi si affacciasse alla cascina di Runate, ai confini del Mantovano, terra di grande secolare cultura culinaria. La trovavi sempre lì, nel suo ristorante. Non si è dispersa in spettacoli televisivi e spot pubblicitari, come tanti suoi colleghi, ma ha fatto della serietà e dell’onestà intellettuale una scelta di vita. La fantasia, il gusto, la leggerezza dei piatti che creava, certamente risultato di studio e applicazione, sembravano frutto di una dote innata, semplice come semplice era lei. Ha affrontato gioie e difficoltà con coraggio e con la forza di una compagna inseparabile: la fede profonda e la religiosità che si traduce in attenzione, empatia e amore, in sostegno verso chi ne ha bisogno, nell’ospitalità come forma di rispetto, nell’etica del lavoro e in un profondo senso dell’amicizia. «Dare – ci ripeteva Nadia – è la cosa più importante, perché donare è l’essenza della vita».

enniochiodi [at] gmail.com

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