Un bene prezioso

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Di Silvia Malaspina

Cara la mia Maria Oggionni, il tuo nome è salito alla ribalta per un fatto di cronaca che definire aberrante è un eufemismo. Nella sera del 19 maggio stavi percor- rendo la strada Provinciale 27 nei pressi di Castelgerundo, nel Lodigiano, quando hai notato sul ciglio un cagnolino in difficoltà. Sei scesa dall’auto per soccorrerlo e sei stata immediatamente aggredita a scopo di rapina da un uomo che, nonostante tu gli abbia consegnato 50 euro e il cellulare, ti ha sferrato numerose coltellate all’addome e a un braccio, dileguandosi poi nella campagna. Accasciata a terra, sei stata assistita da due automobilisti di passaggio e trasportata con l’elisoccorso agli Spedali Civili di Brescia, dove sei stata ricoverata in gravissime condizioni. Fortunatamente sei stata poi dichiarata fuori pericolo dopo un paio di giorni. Questa crudele e folle vicenda lascia sgomenti e porta a chiedersi se si stiamo perdendo i connotati che ci definiscono come esseri umani. La volontà di fermarsi per soccorrere un essere (non importa se bipede o quadrupede) in situazione critica meriterebbe di essere inscritta a lettere di fuoco nel nostro DNA: come è possibile che si venga aggrediti per aver assecondato la natura altruista che dovrebbe caratteriz- zarci? Tu, cara Maria, che ti occupi del tuo prossimo anche per professione – sei una biologa genetista in servizio presso l’Ospedale Maggiore di Lodi – non appena recuperate le forze, hai voluto rilasciare un’intervista al Tg1, nella quale in poche parole hai condensato la tua personalità: «Ho pensato di morire, ma mi fermerei ancora a soccorrere quel cane. Ringrazio tutto il personale del 118 e dell’elisoccorso: hanno una professionalità, un’umanità, un’empatia che non potrò mai dimenticare». Anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha stigmatizzato quanto ti è occorso: «Esprimo la mia più ferma condanna per un atto di violenza inqualificabile e brutale che ha colpito una professionista della nostra sanità mentre dimostrava uno straordinario spirito civico. Non ci può essere spazio per la violenza nella nostra società, ancor più quando si accanisce contro chi spende la propria vita e le proprie competenze per il bene degli altri». Cara Maria, il fatto che tu non abbia voluto manifestarti alla pubblica opinione come un’eroina, ma come una cittadina che “non si è girata dall’altra parte”, dovrebbe spingerci a riflettere e a essere grati verso quanti, a noi vicini, si spendono in silenzio per aiutare il prossimo: sarebbe bello imitare chi prodiga un bene prezioso.

silviamalaspina [at] libero.it

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