L’esempio di fede di sant’Innocenzo

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La celebrazione eucaristica a Rocca Grue nel luogo dove il vescovo trovò rifugio

ROCCA GRUE – Nella suggestiva cappellina di sant’Innocenzo, immersa nella pace della Valle omonima e parte della parrocchia della Palazzina di Rocca Grue, si è svolta al mattino di venerdì 17 aprile la celebrazione eucaristica in occasione della festa del santo vescovo tortonese nel giorno della sua festa. Un momento di preghiera intensa ha radunato fedeli e devoti per commemorare la figura del santo, che trovò rifugio in questo luogo durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. A presiedere la Messa è stato don Gino Bava, vicario foraneo delle Valli Curone e Grue che nell’omelia ha invitato i presenti a riflettere sul coraggio del santo e sulla sua eredità di testimonianza cristiana. «Sant’Innocenzo ci insegna che la fede si vive nelle prove, – ha detto – proprio come quelle avutesi in questo luogo sacro che custodisce la memoria del suo rifugio e della sua costanza nelle avversità», evocando l’antica tradizione che lega la cappellina al sito di una villa patrizia della famiglia Quinzia, risalente al III-IV secolo. Secondo una pia tradizione, il santo vescovo tortonese si rifugiò nel 303, durante la feroce per- secuzione di Diocleziano. Insieme ai genitori, al vescovo Giuliano e al diacono Maliodoro, fu catturato dalle autorità romane e portato a Tortona. Lì, i genitori e Giuliano sigillarono con il martirio la loro vita, mentre Maliodoro e Innocenzo divennero poi vescovi di Tortona, succedendo l’uno all’altro. La cappellina, testimone silenziosa di questi eventi, si conferma luogo di preghiera e di rinnovato incontro con il Vangelo, dove storia sacra e liturgia odierna si intrecciano. Alla celebrazione, con una buona partecipazione di parrocchiani e visitatori, è seguita la benedizione pasquale delle case e delle famiglie. Un appuntamento che rafforza il legame della Diocesi con le sue antiche radici, invitando a vivere la Pasqua con lo spirito di fede di sant’Innocenzo.

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