Giovani maschi crescono

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Di Ennio Chiodi

È accettabile tenere sott’occhio lo smartphone della fidanzata, controllarle abitualmente il telefono e i messaggi che si scambia con le amiche o con gli amici? È inaccettabile per il 61% delle ragazze italiane, ma solo per il 48% dei ragazzi. Quasi la metà dei giovani maschi non condanna questa invasiva e aggressiva abitudine. Vietare alcuni capi di abbigliamento è un atteggiamento rifiutato dal 74% delle ragazze ma solo dal 43% dei coetanei maschi. Come sta cambiando – di questi tempi – il pensiero dei giovani su temi come la parità di genere, l’emancipazione femminile, l’alleanza tra uomini e donne in famiglia e nella società? Lo scopriamo grazie a una recente ricerca dell’Istituto di Studi Superiori Giuseppe Toniolo, mirata sui giovani tra i 18 e i 34 anni e dedicata a Giulia Cecchettin, vittima di un femminicidio che ha profondamente colpito tutti noi. In nome di Giulia, il coraggio della generazione Zeta è diventato un libro, disponibile gratuitamente on line, sul sito www.vitaepensiero.it. «Se uno è geloso è perché ci tiene», afferma circa un terzo dei giovani perché «la gelosia è anche una prova di amore o di interesse». Le percentuali che abbiamo visto tra i maschi e tra le femmine si ripetono anche in relazione ad altre questioni che segnalano zone grigie nei comportamenti e nelle convinzioni. Le ragazze sono più in grado di distinguere tra ciò che possiamo definire “affetto sano” e ciò che degenera in controllo o possesso. Quando i ricerca- tori chiedono quanto la violenza di genere sia diffusa in Italia, il 50% delle ragazze risponde che sia un fenomeno molto esteso, ma la percentuale scende al 22,3% tra i ragazzi. I dati, ancora per certi aspetti allarmanti, sono in miglioramento rispetto alle rilevazioni degli anni precedenti. Sono incoraggianti le tendenze che vedono i giovani maschi favorevoli a uno scambio effettivo di ruoli all’interno della famiglia e che ritengono inaccettabile vietare l’apertura di un conto corrente autonomo o avere un impiego fuori casa. Cresce il consenso per i congedi parentali paritari. Insomma i ragazzi italiani non rinnegano la propria identità, ma la sottraggono al concetto di una “mascolinità” che impone e controlla. La professoressa Cristina Pasqualini, docente di Sociolo- gia all’Università Cattolica, vede una svolta nel femminicidio di Giulia e nella diffusione dei suoi drammatici diari. Il padre, Gino Cecchettin, “semina” consapevolezza nelle scuole, in televisione, tra le persone che incontra. Il suo lavoro e quello della Fondazione che porta il nome di sua figlia stanno dando frutti preziosi. Con buona pace degli scettici, degli odiatori da tastiera e dei detrattori di professione.

enniochiodi [at] gmail.com

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