Dal Congo a Centocelle
Di Ennio ChiodiSappiamo poco del tredicenne di origine congolese che venerdì scorso ha coraggiosamente bloccato il braccio, armato di coltello, di un suo compagno che stava colpendo una docente della scuola media “Giovanni Verga” nel popolare quartiere romano di Centocelle. Ci piace chiamarlo, con un nome di fantasia, “Glodi”, che in Repubblica democratica del Congo deriva da “Gloire à Dieu”. I carabinieri che lo hanno ospitato nella loro sta- zione per gli accertamenti del caso, al momento di farlo riaccompagnare a casa, lo hanno ringraziato e salutato con un abbraccio. Glodi è giunto in Italia da solo, senza genitori, presumibilmente via mare attraversando l’inferno libico. È stato assistito e accolto in una casa famiglia dove vive e studia. Studia parecchio Glo- di: ha recuperato le iniziali ovvie carenze in italiano chiedendo corsi e libri supplementari e oggi viaggia vento in poppa con la media dell’8. Avercene! La sua vicenda stride con alcuni post pubblicati sui social dalla stessa insegnante di Storia che ha salvato: Isabella Marsilio, 66 anni, prossima alla pensione. Richiami di stampo nostalgico; foto di Giorgio Almirante, fondatore del “Movimento Sociale Italiano”; auguri simbolici a “BM” nel giorno del compleanno del “Duce”; considerazioni in favore della remigrazione e contro la società multietnica che – riferisce il quotidiano La Stampa – farebbe “schifo”. La prof. Marsilio non ha rinnegato le sue convinzioni dopo l’aggressione e il provvidenziale intervento del suo studente congolese, che ringrazia e stima, ma distingue tra i giovani come Glodi e i clandestini dispersi e malviventi. Legittime le sue riflessioni. Meno, crediamo, la pubblicazione di post dal marcato sapore politico per una docente nell’esercizio delle sue delicate funzioni. Glodi del resto è uno dei suoi migliori studenti in grado di ottenere ottimi voti. Più che di onorificenze – di questi tempi – meriterebbe come molti altri giovani immigrati, futuro e cittadinanza. Resta sullo sfondo della storia il tredicenne italiano, autore dell’aggressione. L’inquietudine cresce pensando a come abbia potuto compiere azioni assurde e violente, con l’obiettivo di trasmettere tutto in diretta su Tiktok, seguito da “tifosi” selezionati: dai preparativi, all’armamentario di casco coltelli e smart- phone, al gran finale di fendenti che avrebbero potuto essere letali. Frequentava siti crime, cruenti e macabri. Cadere vittima di gruppi che sul web lavorano sul disagio di ragazzi fragili, in cerca di quella identità e riconoscibilità che non trovano più a scuola o in famiglia, è drammaticamente facile. L’occhio attento di insegnanti e genitori spesso non basta. Moltiplicare affetto e attenzione può aiutare.enniochiodi [at] gmail.com

