Altro che “remigrazione”

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Di Ennio Chiodi

Ci sono gesti il cui valore va ben oltre i risultati concreti che potrebbero ottenere. La Città di Bergamo sta per aumentare il suo tasso di “italianità” con un’iniziativa rivolta paradossalmente ai giovani stranieri che risiedono nel territorio comunale: concedere la cittadinanza italiana “onoraria” ai minori che ne facciano richiesta e che abbiano frequentato per almeno cinque anni le scuole in Italia. Concedere virtualmente quello “Jus Scholae” che consentirebbe in parte la concreta attuazione del principio costituzionale di uguaglianza, ma che viene stancamente dibattuto da troppo tempo nelle aule parlamentari. Un gesto simbolico ma carico di significato per giovanissimi che sono parte integrante della comunità, crescono nelle nostre scuole, condividono spazi e relazioni con i loro coetanei, contribuendo all’arricchimento culturale e sociale. Su un fronte opposto si propongono soluzioni come la famigerata “remigrazione” che punta a espellere persone considerate solo come corpi estranei e relitti nocivi della società. Criminalità, degrado e disagio diffuso non si combattono con demagogia e intolleranza, ma con le armi proprie di uno Stato democratico che garantisca sicurezza, ordine pubblico e certezza delle pene. Il rimpatrio di persone entrate clandestinamente nel Paese è legittimo e previsto dalle leggi di tutti gli Stati, ma altro è proporre una lettura che veda in ogni immigrato un ladro, uno spacciatore, uno stupratore. L’ultima trovata di chi, all’interno del governo le sta provando tutte, con evidente spreco di risorse e fantasia, è proporre agli avvocati d’ufficio che dovrebbero difendere gli immigrati a rischio espulsione, un contributo straordinario, una “mancia”, di 615 euro, se riusciranno a convincere il loro assistito a lasciare il nostro Paese senza tante storie. Una evidente turbativa del diritto alla dife- sa con uno stravolgimento del ruolo del difensore che infatti è stata respinta con sdegno dagli organismi dell’Avvocatura. Dedicare com- petenze e coscienze alle soluzioni costruttive consentirebbe certamente risultati più proficui. La Spagna ha scelto un approccio che punta più all’integrazione e alla regolarizzazione e meno al respingimento, in un quadro, però, di regole rigide e certe. Nella convinzione che l’immigrazione regolata sia necessaria per l’economia e il welfare del Paese e per alleviare gli effetti del calo demografico, Madrid ha avviato una sanatoria per circa 500.000 migranti rivolta a persone già presenti e molte già occupate, con l’obbiettivo di ridurre il lavoro nero e allargare l’accesso ai diritti sociali. Negli anni post Covid l’Italia è cresciuta economicamente tra lo 0,7 e l’1%; la Spagna tra il 2,5 e il 3,5%: 2/3 volte più dell’Italia. Presto detto!

enniochiodi [at] gmail.com

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