Terzo Valico: bisogna riaprire i cantieri e dare certezze
Stanziati più di 2 milioni di euro dallo Stato per i lavori tra Arquata e Voltaggio ma resta da risolvere il problema occupazionale
ARQUATA SCRIVIA – Oltre 300 lavoratori in cassa integrazione da metà ottobre e 18 dipendenti licenziati: è questa la situazione occupazionale attuale nei cantieri del Terzo Valico dei Giovi di Radimero e della Val Lemme. Al centro della crisi e del blocco nei cantieri ci sarebbe una mancanza di fondi, che ammontano a oltre 2 miliardi di euro, che secondo Cociv, il consorzio di ditte che realizzano l’opera guidato da Webuild, non sarebbero stati versati da Rete Ferroviaria italiana. Secondo Webuild, infatti, da parte della committenza resterebbero da pagare lavori già eseguiti e fatture scadute, arretrati che Rfi sostiene di aver già corrisposto. Il contenzioso economico tra Cociv e Rfi ha provocato pesanti conseguenze sui lavoratori e il graduale stop degli scavi nei cantieri tra Arquata Scrivia e Voltaggio. Nel dettaglio, la cassa integrazione riguarda 300 dipendenti di Seli Overseas, 6 del Consorzio Vallemme e 30 di Collins, ai quali si si aggiungono i 16 licenziamenti nell’impresa Gallerie. La questione è stata discussa lunedì durante un confronto in Prefettura ad Alessandria tra i sindacati i sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, l’assessore regionale Enrico Bussalino e i sindaci di Novi Ligure, Arquata Scrivia, Fraconalto e Voltaggio. L’incontro purtroppo, non ha portato a sviluppi concreti, a causa della assenza dei rappresentanti di Cociv e Seli Overseas. La preoccupazione resta alta nonostante il recente annuncio del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che ha parlato dello stanziamento di ulteriori 2 miliardi di euro e mezzo per completare l’opera. Il Terzo Valico, secondo il ministro durante gli Stati Generali della Logistica del Nord Ovest a Genova, avrebbe raggiunto il 97,6% di avanzamento ma non è ancora stata comunicata una data certa per la ripresa delle attività nei cantieri interessati. Mancano, circa 800 metri di scavo, con l’obiettivo di terminare l’opera tra fine 2027 e inizio 2028. Al termine dell’incontro, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno ribadito la necessità di individuare soluzioni concrete per garantire la ripartenza dei lavori e lo stop della cassa integrazione, oltre all’immediato reintegro dei lavoratori già licenziati. L’assessore regionale Bussalino ha confermato l’impegno della Regione nel sollecitare un accordo per la ripartenza dei lavori. Nei giorni scorsi anche Webuild, in una nota ufficiale, ha confermato l’attenzione per lavoratori, imprese della filiera e territori coinvolti. L’azienda ha assicurato che proseguirà il dialogo con sindacati e istituzioni, auspicando una rapida definizione delle partite aperte per consentire la ripresa delle attività e il celere completamento dell’infrastruttura.
Federica Riccardi

