Sant’Agata, dove c’era il mare
Di Pier Luigi FeltriSant’Agata Fossili è uno di quei paesi il cui toponimo risulta, già a prima vista, particolarmente eloquente. Se il nome della santa catanese ricorda la devozione mantenuta presso la chiesa parrocchiale, invece il suffisso “fossili”, che fu aggiunto al toponimo originario nel 1863, testimonia i molteplici ritrovamenti paleontologici che caratterizzano l’area. Le marne grigio-azzurre del territorio, costituite da argille mescolate a sabbia finissima e materiale calcareo, conservano infatti un patrimonio fossile di straordinario interesse, risalente al Miocene medio e alle successive fasi geologiche comprese tra il Miocene superiore e il Pliocene inferiore. Queste formazioni appartengono al cosiddetto Bacino Terziario Piemontese, una vasta area che milioni di anni fa era occupata dal mare. Ancora oggi, nei pressi dell’abitato, lungo il Rio Mazzapiedi, è possibile osservare la sezione tipo delle Marne di Sant’Agata Fossili. Gli strati hanno restituito nel corso degli anni una vastissima quantità di testimonianze del mare antico: gasteropodi, bivalvi, coralli isolati e altre forme di vita che raccontano un ambiente completamente diverso da quello odierno. Il principale monumento del paese è la chiesa parrocchiale, situata presso un ampio piazzale. Nell’abside è conservata una grande tela dedicata alla santa titolare, opera che cattura immediatamente l’attenzione del visitatore. La santa appare rappresentata secondo i canoni della pittura devozionale di età barocca, con una postura composta e solenne, mentre orienta lo sguardo verso l’alto, creando un collegamento diretto tra la dimensione terrena e quella celeste. A pochi chilometri dal centro si incontra Podigliano, oggi tranquilla frazione di Sant’Agata Fossili, ma un tempo località ben più importante. Le fonti antiche ricordano infatti come Podigliano fosse anticamente la “capitale” del Vescovato; la sua decadenza avvenne probabilmente nella seconda metà del XIV secolo, in seguito al trasferimento del centro del dominio episcopale presso Carezzano. La chiesa di San Michele è posta sulla sommità di un poggio, in posizione tranquilla; gli studiosi ne collocano le origini attorno all’anno Mille e qualcuno ritiene che possa essere persino più antica. Il castello di Podigliano, citato dalle fonti fin dal 1305, è oggi ancora un elemento insolito e suggestivo. Del maniero originario rimangono solo poche tracce; l’edificio attuale, con le sue imponenti torri, incorpora però alcune componenti superstiti del complesso primigenio.pierluigi.feltri [at] gmail.com

