L’Oltrepò è già in vendemmia
Il 28 luglio si sono raccolti i primi grappoli di Chardonnay, mai così in anticipo: siamo andati in alcune cantine per capire che cosa sta succedendo
OLIVA GESSI – Mentre il termometro non smette di salire bruciando i primati degli ultimi anni, un altro record si è consumato tra i filari dei vigneti dell’azienda “Defilippi – I Gessi” di Oliva Gessi dove lo scorso 28 luglio è partita la raccolta dei primi grappoli di Chardonnay destinato alla produzione dello spumante. Sono ormai lontani i tempi in cui la vendemmia iniziava nel mese di settembre tradizionalmente a lei dedicato; negli ultimi anni si è andati via via giocando d’anticipo fino ad arrivare all’avvio della raccolta nei primi dieci giorni di agosto, ma mai così presto. Una situazione che è una testimonianza lampante di un cambiamento del clima che ormai riguarda anche il mondo vitivinicolo. L’azienda “Defilippi” ha alle spalle più di un secolo di vita ed è Federico, esponente della quinta generazione della famiglia, a spiegare che «negli ultimi 7/8 giorni, si è visto che il grappolo stava arrivando a essere pronto. Anzi, il grande caldo avrebbe fatto aumentare lo zucchero negli acini d’uva Chardonnay rendendo il raccolto inadatto alla lavorazione degli spumanti metodo classico». «Un nuovo rialzo delle temperature non gioverà certamente alle piante, che potrebbero andare in stress idrico. – aggiunge Defilippi – I rischi sono quelli di un aumento della gradazione alcolica e di una perdita di prodotto, perché la pianta andrebbe a richiamare l’acqua per sostenersi durante la giornata, penalizzando il prodotto che arriverà in cantina per la vinificazione e sarebbe un peccato in quanto la qualità è molto elevata e le uve sono sane. Da un punto di vista quantitativo, dovremo capire nelle prossime settimane quanto sarà la resa delle viti, ma posso dire che siamo soddisfatti, il prodotto sarà buono sicuramente». Intanto ieri, mercoledì 5 agosto, a Broni anche la cantina “Terre d’Oltrepò”, in stato di liquidazione coatta amministrativa, ha dato il via alla pigiatura per i conferitori che anche quest’anno hanno siglato un contratto con “Terre d’Oltrepò SpA” che stabilisce in anticipo prezzi delle uve e le relative scadenze di pagamento. Stando alle prenotazioni saranno 160.000 i quintali di uva che giungeranno nello stabilimento bronese, di cui 100.000 di uve bianche e il rimanente di uve rosse. «Siamo a più del triplo dei conferimenti rispetto all’anno scorso – l’analisi dei vertici della cantina – e questo è un messaggio di fiducia importante non solo per i produttori, ma per tutto il territorio oltrepadano». A Canneto Pavese le Cantine Ermes hanno avviato le operazioni di pigiatura martedì 4 agosto in uno stabilimento che è stato migliorato nella capacità di lavorazione giornaliera e nelle capienza. L’ingresso nel gruppo dell’azienda “Scagno” di Pietra de’ Giorgi, acquisita dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia e affidata in gestione a Ermes, con i suoi 70 ettari di vigneto e un punto di pigiatura, rappresenta un ampliamento significativo dell’attività della cooperativa siciliana che ha siti produttivi in tutta Italia e che nel 2024 è sbarcata in Oltrepò. Se la qualità è elevata, in particolare per le basi spumante, a oggi, anche alla luce dell’ulteriore ondata di caldo di matrice africana che sta coinvolgendo in questi giorni il nostro Paese, non si fanno previsioni sulla quantità. «Mai come quest’anno risulta difficile fare previsioni quantitative su una stagione produttiva che per le aziende rappresenta una vera e propria sfida enologica – sottolinea Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia – anche in considerazione della concentrazione zuccherina che le temperature record e la siccità stanno per ora determinando nelle uve. Sembra, invece, al momento scongiurato il rischio peronospora, con una qualità che si annuncia in generale eccellente». Ma al caldo «si somma a un periodo già complesso per il settore – fa notare la presidente – gravato dal peso della burocrazia, dall’aumento dei costi di produzione legato alle tensioni geopolitiche e dalle guerre commerciali, dalle difficoltà a reperire manodopera specializzata per le operazioni vendemmiali, senza dimenticare i cambiamenti delle abitudini di consumo».
Marco Rezzani

