Nella Croce l’amore infinito di Dio

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Il vescovo ha celebrato in cattedrale domenica 10 e lunedì 11 maggio

TORTONA – Domenica scorsa la città ha celebrato la Santa Croce che liturgicamente ricorre il secondo lunedì di maggio, la cui memoria è legata al ricordo del ritrovamento della croce di Gesù da parte di sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. Tortona da secoli onora la ricorrenza perché in Cattedrale è conservato un antico e prezioso reliquiario, che custodisce alcuni frammenti del legno sul quale fu inchiodato Cristo e due spine della corona che gli posero sul capo. Alle ore 10.30 il vescovo ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica in Cattedrale, animata dalla corale diretta da Daniela Menditto, alla quale hanno partecipato l’assessore Fa- bio Morreale, il presidente del Consiglio Comunale Giovanni Ferrari Cuniolo con il gonfalone del Comune e le autorità militari cittadine. Nell’omelia Mons. Marini, prendendo spunto dal racconto biblico di una città della Sa- maria trasformata dalla fede, ha delineato il parallelismo tra la comunità cristiana e la dimora interiore dell’anima, descrivendo l’incontro con Cristo come la sorgente di una gioia profonda e duratura. Monsignor Marini ha identificato questa esultanza in tre doni fondamentali: la certezza di essere amati da un Padre provvidente, l’appartenenza a una fraternità universale che sconfigge la solitudine e una speranza incrollabile che illumina anche i momenti di oscurità, perché «sappiamo che la promessa di Dio è una realtà, che la promessa di bene non abbandona mai il nostro cammino, che la promessa di amore è sempre presente anche quando non ce ne accorgiamo e sembra nascosta». Nella città della Samaria il vescovo ha visto anche un simbolo non solo della vita di ciascuno, ma anche della Città di Tortona alla quale ha rivolto un accorato messaggio. Lunedì 11 maggio, giorno della festa liturgica, il vescovo ha presieduto la Messa con il Capitolo della Cattedrale alle ore 8 e nell’omelia ha esortato i fedeli a riscoprire la croce non come un semplice simbolo, ma come la memoria viva dell’amore infinito di Dio che rimane immutabile mentre il mondo cambia. Attraverso il richiamo alla liturgia e alle testimonianze di alcuni grandi santi, Mons. Marini ha sottolineato come contemplare il crocifisso permetta di accedere alla sorgente di ogni sapienza cristiana, perché il sacrificio di Cristo è la sintesi perfetta di tutte le opere divine. Durante la giornata fare il segno di croce, dunque, significa «non dimenticare le grandi opere del Signore, che noi siamo infinitamente amati dal Signore e che la salvezza della nostra vita è quella croce, perché in essa noi siamo amati alla follia» da un Dio che non si stanca mai di donarci la sua misericordia.

Daniela Catalano

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