ReTriFoLo profuma di innovazione
Menconico porta il tartufo in Senato e punta sulla ricerca per l’Alto Oltrepò
MENCONICO – Dal bosco dell’Alto Oltrepò alla sala del Senato della Repubblica, il tartufo di Menconico è diventato il simbolo di un progetto che punta a legare ricerca scientifica, tutela del territorio e sviluppo economico. A Roma è stato presentato ufficialmente ReTriFoLo, iniziativa dedicata alla tutela, valorizzazione e tracciabilità del Tartufo nero dell’Alto Oltrepò e della Valle Staffora, nata dalla collaborazione tra il Comune di Menconico, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Gal Oltrepò Pavese, aziende agricole e altri partner del territorio. L’iniziativa, promossa con il coinvolgimento del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, ha portato al centro dell’attenzione una realtà montana che deve fare i conti con lo spopolamento e con l’abbandono dei terreni. Menconico presenta una caratteristica particolarmente significativa: oltre il 72% del territorio comunale è coperto da boschi, con 2.053 ettari su una superficie complessiva di 2.813. Proprio questo patrimonio rappresenta la base sulla quale il Comune intende costruire una nuova prospettiva di sviluppo. La tartuficoltura viene infatti individuata come uno degli strumenti per recuperare terreni incolti, sostenere il reddito dei produttori e contribuire alla manutenzione dei terreni, creando al tempo stesso nuove opportunità legate al turismo rurale e alla valorizzazione delle produzioni locali. Il progetto ReTriFoLo, presentato dal professor Matteo Busconi della Cattolica, si sviluppa lungo un percorso che mette la ricerca al servizio della filiera. Una delle attività previste riguarda la mappatura e la selezione genetica dei dieci migliori ecotipi autoctoni di Tartufo uncinato, con l’obiettivo di tutelare la biodiversità locale e individuare le caratteristiche più adatte alla valorizza- zione della produzione. Il secondo passaggio riguarda la realizzazione di sei tartufaie pilota coltivate a chilometro zero, attraverso la messa a dimora di oltre mille piante autoctone micorrizate. L’intento è sperimentare un modello di coltivazione collegato direttamente alle caratteristiche del territorio e a una gestione sostenibile del patrimonio boschivo. La terza direttrice riguarda invece la tracciabilità e la trasformazione del prodotto. Il progetto punta alla realizzazione di prodotti finiti riconducibili alla filiera locale e inseriti in un sistema capace di inte- grare produzione, gestione sostenibile del bosco e promozione del territorio. La strategia non si limita però all’aspetto agricolo. Nel percorso presentato a Roma trova spazio anche la promozione turistica ed enogastronomica. Tra le iniziative figura il lancio de “Il Butalà”, piatto tipico a base di patate di montagna e tartufo locale, pensato come elemento di valorizzazione della tradizione gastronomica di Menconico. La presentazione al Senato ha riunito attorno allo stesso progetto istituzioni, università, Gal, imprese agricole e soggetti impegnati nella valorizzazione dell’area. Per Menconico il tartufo diventa così il punto di partenza di una strategia più ampia, nella quale la ricerca scientifica si intreccia con la tutela del paesaggio, la produzione agricola, la cultura gastronomica e il turismo. Il percorso guar- da anche alla necessità di mantenere vive le comunità dell’Appennino.
Mattia Tanzi

