Il filo della salvezza per l’ex Ilva diventa sempre più sottile

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Il 28 ottobre sarà bloccata l’area a caldo di Taranto e per i 2.500 lavoratori dell’indotto Governo e sindacati sono alla ricerca di soluzioni alternative

NOVI LIGURE – Il futuro del colosso siderurgico ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, è ormai appeso a un filo. Lo scorso 9 settembre, infatti, è arrivata la decisione della Corte d’Appello civile di Milano, che ha respinto l’istanza di sospensiva del blocco dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto presentata dai legali di Acciaierie d’Italia e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria. La decisione dei giudici conferma la scadenza fissata entro il 28 ottobre, data entro la quale dovrà essere ufficialmente bloccata l’attività dello stabilimento tarantino. Secondo i giudici, l’impatto occupazionale causato dallo stop dell’impianto non può prevalere sul diritto alla vita e alla tutela della salute. Lo scorso 26 febbraio, infatti, il Tribunale di Milano aveva disapplicato una parte dell’Autorizzazione Integrata Ambientale 2025, ritenendola carente dal pun- to di vista della bonifica dell’amianto. A luglio, poi, era arrivato il decreto della Corte d’Appello di Milano con la disposizione della sospensione dell’area a caldo entro 90 giorni per motivi di salute pubblica. Lo stop delle attività a Taranto, però, mette in serio rischio il futuro di molti dipendenti diretti dello stabilimento, ma soprattutto di 2.500 lavoratori dell’indotto, che lo scorso 4 settembre hanno ricevuto la comunicazione dei licenziamenti collettivi, poi sospesi in attesa della decisione della Corte d’Appello di Milano. I giudici di Milano, nel motivare la decisione, hanno però sottolineato come la sospensione dell’area a caldo venga considerata una conseguenza che le aziende avrebbero dovuto prevedere e della quale tenere conto. «Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale e mettere in salvaguardia i lavoratori, vittime delle scelte di chi ha avuto e ha responsabilità decisionali», hanno commentato i sindacati Fim, Fiom e Uilm. A inizio settimana, le sigle sindacali hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell’appalto, che hanno occupato la strada provinciale per Statte. «Andavano fatte delle opere per ambientalizzare lo stabilimento tarantino – ha ribadito la Fiom Cgil – ma nel corso di due anni non si è fatto nulla». I sindacati, convocati ieri a Palazzo Chigi per un nuovo tavolo, hanno inoltre ribadito l’importanza del diritto al lavoro, chiedendo un blocco immediato dei licenziamenti. Il Governo è intanto al lavoro per trovare una soluzione immediata che porti alla riconversione dell’ex Ilva in tempi brevi.

Federica Riccardi

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