Una vendetta molto cara
Di Ennio Chiodi
Tra la legittima difesa e l’illegittima vendetta ci sono 14 anni e 9 mesi di carcere, circa 800.000 euro – per ora – di risarcimento danni, una famiglia dispersa, una vita finita. Per Mario Roggero, 72 anni, di Grinzane Cavour, il gioielliere che ha rincorso fuori dal suo negozio tre rapinatori uccidendone due sul posto e ferendo gravemente il terzo, la condanna inflitta dalla Corte d’Appello di Torino e confermata dalla Cassazione, equivale praticamente a un ergastolo. Avrebbe potuto essere molto più pesante se i magistrati non avessero accordato tutte le attenuanti possibili, in considerazione dello stato d’animo di una persona esasperata, che aveva subito una violenta rapina già nel 2015, ancora sotto shock per lo scam- pato pericolo e angosciato per la moglie e la figlia terrorizzate dai delinquenti armati di un coltello e di una pistola. L’arma era finta ma la famiglia del gioielliere non poteva saperlo. Roggero ha sparato con determinazione, sangue freddo e precisione, come un killer professionista, anche se ben lontano dall’esserlo nella realtà. Mediterà a lungo sul suo gesto e sulle conseguenze drammatiche di una vendetta con- sumata senza razionalità e senza possibilità di ripensamento. La politica affronta ancora una volta – di questi tempi – una questione delicata strumentalizzando una vicenda che richiederebbe riflessione, dibattito consapevole e ricerca di soluzioni il più possibile condivise. A sinistra si liberano ideologia e pregiudizio, criminalizzando con poche riserve e senza attenuanti il gioielliere che da vittima si trasforma in assassino. Nella destra più radicale la vicinanza al gioielliere in carcere suona più come propaganda che solidarietà, alla ricerca delle posizioni più radicali, solleticando il ventre oscuro del Paese. Invece di riflettere sullo stato della sicurezza e della giustizia, si invocano improbabili provvedimenti e improponibili deroghe al rispetto della legge, alimentando la tentazione populista che norme e giudici siano superflui se non dannosi e controproducenti. Social e giornali si scatenano: un’occasione da non perdere per rimestare nel torbido e per aggredire il Capo dello Stato nel tentativo di metterlo di fronte al fatto compiuto della “op- portunità” di concedere la grazia. Sergio Mattarella non è tipo da farsi mettere all’angolo: il richiamo al ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla titolarità del potere di concedere la grazia è stato netto e tempestivo nel segno della consueta fedeltà alla Costituzione e alla correttezza istituzionale. Lo stesso Roggero, in carcere, è tornato sui suoi passi dopo i primi scomposti tentativi di tirare la giacchetta al presidente della Repubblica, che non ha alcuna responsabilità per quanto accaduto a lui e alla sua famiglia.
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