Non c’è più religione

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Di Ennio Chiodi

“Dalla Bibbia a Rebibbia è un attimo”. I meme e gli sfottò sui social impazzano da quando Mario Adinolfi, giornalista, giocatore professionista di poker, ex parlamentare del PD, divorziato e risposato al Cosmopolitan Hotel di Las Vegas, e oggi presidente del Partito della Famiglia, da lui fondato, è stato arrestato con l’accusa di truffa, raccolta abusiva del risparmio ed evasione fiscale. Al centro dell’inchiesta la proposta della “scommessa collettiva”, un meccanismo con il quale Adinolfi raccoglieva somme che personalmente avrebbe investito nel gioco e i cui proventi, o le cui perdite, sarebbero stati poi ripartiti tra i partecipanti. Si parla di 5 milioni di giro d’affari e di 400.000 euro sottratti al fisco. Diversi “investitori” che si dicono ingannati, sostengono che Adinolfi avrebbe assicurato rendite garantite, fino al 40% e comunque la restituzione del capitale. La difesa del presidente del Partito della Famiglia sostiene invece che fossero informati e consapevoli del rischio, evidente e in- trinseco nella natura stessa del gioco. «Non sono un lestofante» – si difende con orgoglio dagli arresti domiciliari cui è stato sottoposto, ne- gando con decisione ricchezze e benefit che gli vengono attribuiti e si affida alla giustizia di Dio, alla fede a al suo motto “Cristo Regna”. Si vedrà: anche Adinolfi ha diritto alla presunzione di innocenza, nonostante la costante esposizione mediatica di personaggio decisamente sopra le righe. Armato di crocifisso e libri sacri si arroga il compito di difendere, nel nome di Dio e della religione, i valori cristiani, di tutelare la famiglia tradizionale senza eccezioni, di allontanare lo spettro della islamizzazione. Per condurre la sua missione non esita a scendere in piazza o a partecipare a trasmissioni popolari come “La Zanzara” di Giuseppe Cruciani – un vero festival del “trash”, della volgarità e del paradosso – e come l’“Isola dei famosi” nella quale ha esposto il suo fisico e il suo peso superiore ai 200 chili, proprio per vanificare gli effetti del “body shaming”, la derisione e la discriminazione di una persona per il suo aspetto fisico. Pur essendo difficilmente difendibile nelle sue esibizioni pubbliche, non possiamo negare che parte del suo “messaggio”, che diffonde come un Savonarola del XXI secolo, andrebbe considerato con maggiore attenzione, se sfrondato dalla propaganda, dal radicalismo e dalla teatralità esasperata. Il giorno dell’arresto, una delle sue figlie, Clara, che era stata ricoverata qualche tempo prima per anoressia, ha compiuto 16 anni. In un affettuoso messaggio Mario si rivolge agli adolescenti richiamando le difficoltà che possono incontrare e ricordando come sia difficile educare i figli secondo “i principi inequivocabili del bene e del male” (Sic!).

enniochiodi [at] gmail.com

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