Il segreto della gioia nel silenzio di un monastero

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Venerdì scorso suor Elena Francesca Beccaria ha presentato il suo libro autobiografico a Tortona

TORTONA – Nonostante un violento temporale, nel pomeriggio di venerdì scorso il salone della Caritas di Tortona era gremito di persone che hanno partecipato alla presentazione del libro La gioia nel silenzio (Marsilio editore). L’autrice, madre Elena Francesca Beccaria, abbadessa del monastero delle clarisse di Roma, è stata accolta da un caloroso applauso dal pubblico formato da tanti lettori e amici intervenuti per ascoltare dalla sua voce la genesi del volume. A salutarla per primo, anche a nome del vescovo, è stato don Francesco Larocca, vicario generale, seguito da Luisa Iotti per la libreria “San Marziano”, che ha organizzato l’evento. A dialogare con madre Elena è stata Maria Gabriella Zanini, una sua cara amica di Casei Gerola che, facendo riferimento al titolo dell’opera autobiografica, le ha subito chiesto l’importanza del silenzio nel quale è possibile trovare la gioia come suggerisce il titolo. Suor Elena Francesca ha ripercorso la storia della sua conversione che l’ha portata a scegliere la vita monastica. Nata e cresciuta tra Tortona e Vho, dopo la laurea ha intrapreso una brillante carriera universitaria e intorno ai 26 anni si trova a vivere un’esistenza considerabile completa e appagante. Un buon lavoro, un fidanzato, tanti amici e l’affetto familiare. Tutto questo però non era sufficiente alla giovane, pervasa da un profondo smarrimento e da un senso di angoscia, spesso scambiati da chi le era vicino per capriccio. A innescare il suo cambiamento è stato un desiderio di verità che non trovava soddisfazione nelle cose del mondo. Una mattina, spinta da una sorta di “disperazione”, suor Elena ha deciso di entrare nell’abbazia di Rivalta Scrivia, davanti alla quale passava ogni mattina per andare al lavoro, e in quel luogo ha avvertito un “rovesciamento di prospettiva”. È tornata a pregare e a frequentare il Signore che l’aspettava da sempre e da cui si è subito sentita accolta e amata. Quando l’anno dopo ha deciso di entrare in monastero, la donna ha dovuto affrontare numerose resistenze in famiglia e con gli amici, ma si è sentita subito mossa da un entusiasmo tale da farla sentire pronta a “scavalcare l’Everest” pur di riuscirci. Una volta giunta a Città della Pieve è iniziato per lei un nuovo cammino che l’ha portata ad affrontare le sfide della vita comunitaria e fare l’esperienza del trasferimento in un piccolo monastero umbro, dove da 50 anni non entravano più nuove monache e dove ha trovato delle monache anziane che l’hanno voluto bene, come suor Chiara Augusta, una consorella che le è stata molto accanto. Suor Elena, rispondendo a una domanda della moderatrice, ha descritto la bellezza della vita monastica e la sua complessità e l’ha definita come un “andare in su e in giù”, dove crescere significa spogliarsi sempre di più di sé e mettere a nudo le proprie povertà attraverso il confronto quotidiano con le consorelle. Madre Elena ha spiegato che la clausura non è un isolamento dal mondo, ma una prospettiva privilegiata che permette di accogliere le fragilità umane e di riscoprire l’essenziale attraverso il silenzio e la preghiera. Fondamentale nella clausura è il ruolo della preghiera che occupa circa 67 ore al giorno e il silenzio che diventa contrappunto al rumore del mondo. Tuttavia, le monache non vivono isolate e pregano anche per quanti non riescono a trovare tempo per Dio. L’autrice ha anche spiegato che il libro è nato da un’intervista televisiva a TV 2000 e dall’incontro con Marsilio, un editore laico che si è dimostrato interessato a raccontare la sua storia. E questo è la prova di come gli strumenti di comunicazione moderni possono essere ponti per portare il messaggio del Vangelo oltre i confini della Chiesa. Dal racconto della monaca sono emersi particolari interessanti della sua vita a Città della Pieve prima e ora nel monastero santa Chiara nel quartiere Monteverde a Roma, dove è arrivata 13 anni fa, accogliendo ancora una volta la volontà di Dio sulla sua vita. Più volte, infatti, suor Elena ha posto l’accento sull’importanza della fiducia e dell’abbandono nel Signore, evidenziando come la vocazione non sia un merito personale, ma un misterioso atto di scelta gratuita che fiorisce anche nelle sfide della modernità. Fondamentale per il nostro tempo è la carità vissuta e la ricerca di spazi di riflessione interiore capaci di colmare alcuni vuoti della quotidianità. Interessante anche il dialogo che si è instaurato con il pubblico che ha rivolto alla clarissa precise domande sulla sua esperienza monastica. Al termine suor Elena si è fermata a salutare e a firmare le copie del suo libro che, a livello locale, è già un best seller e si può trovare presso la libreria diocesana “San Marziano”.

Daniela Catalano

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