Non solo Francesco…

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A cura di LIBRERIA SAN MARZIANO TORTONA

Non passa giorno che del santo libanese Charbel – di cui tratta questo libro San Charbel. 1925-2025 a cura di padre Elias Al-Jamhoury – non venga segnalata una grazia o un fatto miracoloso. A riprova della diffusione della sua santità basti un dato: dalla sua morte (24 dicembre 1898) a oggi il numero di miracoli, grazie o guarigioni si aggira sui 30.000, di cui il 10% a beneficio dei musulmani (vedi Registro del Monastero San Maroun di Annaya). Il libro descrive la vita eremitica di Charbel: tra i fulmini che si abbattevano d’inverno sull’eremo (a 1200 mt s.l.m.), gli ululati dei lupi e la neve che cadeva alta anche più di un metro e mezzo, la sua esistenza scorreva tra preghiere, lavoro manuale e meditazione assoluta. Ma il vero pregio del libro sta nella narrazione “vivida e vivente” dei fatti accaduti al santo raccontati da testimoni oculari. In diverse circostanze egli intervenne con l’acqua benedetta per salvare i raccolti, ora da una invasione di cavallette, ora dalla siccità, ora per allontanare serpenti e lupi. Testimoni raccontano poi del pro- digio della lampada: un inserviente per fargli uno scherzo, gliela aveva riempita d’acqua anziché di olio ma quella si accese ugualmente perché Charbel potesse pregare di notte. La notizia della morte di Charbel fece sensazione in tutto il Libano: “molti si inginocchiavano davanti al suo corpo, baciandogli le mani” e per 45 notti una luce illuminò il monastero, sopra il suo sepolcro. Si documenta anche il fenomeno dell’essudazione, il flus- so di sangue misto ad acqua, che fuoriusciva dal suo corpo e che guarì nei decenni migliaia di malati. Infine il libro presenta delle foto in digitale e ad alta definizione che permettono di ammirare la bellezza del paese dei cedri e di immedesimarsi nei luoghi dove visse il santo e dove ancora oggi egli opera in un raggio d’azione che non è più solo il Libano ma… il mondo! Nel libro ci sono due omelie di Paolo VI che proclamò Charbel beato (1965) e poi santo (1977): si tratta di due testi di rara bellezza. A chiedere nel 1925 a Papa Pio XI (1857-1939) di aprire la causa di beatificazione di Charbel fu un altro beato – quasi un passaggio di testimone – ovvero padre Elias Butros Huwayek (1843-1931), appena beatificato da Leone XIV!

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