I bambini non entrano

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio Alan Sampietro, sei recentemente salito alla ribalta per una modifica molto particolare che hai introdotto all’interno del tuo ristorante “Hostaria 2.0” a Lesmo, in Brianza. Hai postato sui social un video nel quale hai annunciato che il locale – piccolo, romantico, con luci soffuse e musica di sottofondo – è diventato “child free”: non sono ammessi i bambini al di sotto dei 7 anni. L’obiettivo: garantire un’atmosfera intima e raccolta per una clientela adulta che potrà degustare le pietanze in totale relax, senza essere disturbata da pianti, capricci, corsette intorno ai tavoli. Caro Alan, hai scatenato il putiferio! Accanto ai commenti di apprezzamento, sono piovute critiche, qualche insulto e l’accusa di incrementare la denatalità. Ti sei visto costretto a rettificare: «Non odio i bambini, non ho nulla contro le famiglie. “Hostaria 2.0” è un ristorante di 26 posti, con una proposta gastronomica e un tipo di servizio per un’esperienza adulta e tranquilla. Abbiamo scelto di comunicarlo prima della prenotazione, anziché creare situazioni spiacevoli». Questa iniziativa ha portato alla luce una tendenza che, partita dagli Stati Uniti (ça va sans dire), si è diffusa in molti ristoranti e hotel italiani. Pare che la clientela adulta mal tolleri le intemperanze infantili. Infatti sui portali di prenotazione compare spesso la scritta “Hotel only adult”, senza che tale dicitura ammicchi alla possibilità di un soggiorno in stile Cinquanta sfumature di grigio. Il trend interessa non solo il settore ricettivo, ma anche ristoranti e stabilimenti balneari, tanto che in Italia si contano ormai più di 200 strutture. Non pensi, caro Alan, che stiamo cadendo in un paradosso? Questi locali si moltiplicano all’interno di un Paese dove i bambini stanno drasticamente diminuendo e dove il rumore che li accompagna si sente sempre più di rado. Pur riconoscendo che non gradirei, durante una romantica cena, un sottofondo di pianti e capricci, o peggio, i dialoghi a tutto volume dei cartoni animati che spesso i bimbi guardano a tavola sui telefonini, mi chiedo se il vero problema non siano gli adulti. Non dovrebbe essere il buon senso dei genitori a discernere i luoghi più adatti a ogni fascia d’età? Non sarà poi che gli infanti, proprio perché sempre più rari, si stiano trasformando in piccoli sovrani assoluti cui tutto è lecito? Forse, più che ghettizzare i bambini, sarebbe utile un ripassino sulle norme di civile convivenza e buona creanza (come dicevano le nostre nonne, che con un’alzata di sopracciglio neutralizzavano ogni sfrenatezza) per i genitori.

silviamalaspina [at] libero.it

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