Calcababbio e la zucca

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Il centro abitato di Lungavilla si sviluppa secondo una caratteristica forma allungata: a questa il paese deve il proprio nome, che tuttavia è stato assunto ufficialmente solo nel 1894. Prima di allora si chiamava Calcababbio, toponimo sul quale sono state formulate diverse ipotesi: qualcuno lo ha ricondotto al latino “callis viarius”, altri al gentilizio “Babius”. La tradizione, invece, è solita accostare questo curioso nome a un animale che popolava in gran quantità i fossi e gli acquitrini: il rospo, che in dialetto si definisce appunto “babi”. Lo stemma comunale riprende tale interpretazione popolare e raffigura proprio un calcagno che “calca” un “babi”. Un’altra leggenda vuole che il nome Lungavilla sia nato da un’esclamazione di re Umberto I, colpito dalla particolare estensione dell’abitato («Che longa vila!»). Il territorio è formato da terreni ricchi d’argilla, e per lungo tempo è stata oggetto di attività estrattive. Una serie di cave in disuso, riempite d’acqua e rinaturalizzate, ha dato origine alla Riserva naturale degli Stagni di Lungavilla. Questa oasi di pace si estende per circa 69 ettari e comprende tre specchi d’acqua; è possibile passeggiare liberamente nel parco e apprezzare la ricca presenza di flora e fauna. Nel centro del paese sorge la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. L’interno è articolato in tre navate; lungo le pareti è esposta una Via Crucis di Gaetano Orlandi, allievo del Borroni (1806). L’opera che suscita maggiore interesse è una grande tela dell’Assunta, attribuita alla scuola dei Procaccini. Il culto dell’Assunta è legato a una vicenda miracolosa. Nel 1836 il colera colpì duramente Calcababbio, causando 103 vittime. Il giovane parroco Giovanni Battista Bellingeri formulò, a nome della comunità, un voto. Il 22 agosto la statua della Vergine fu portata per le strade: dal giorno successivo non vi furono più morti e gli ammalati si avviarono alla guarigione. Il 3 e il 4 ottobre si terrà a Lungavilla la 17^ ras- segna gastronomica che celebra la Zucca Berrettina, una varietà locale dalla forma schiacciata e irregolare, con buccia grigio-verde e polpa compatta e dolce. In dialetto è chiamata “capé da prèvi”, per la somiglianza con il copricapo ecclesiastico. Il programma inizierà sabato alle 18.30 con l’apericena e l’intrattenimento musicale. Domenica sarà possibile acquistare le zucche presso un mercato a Km 0 e degustare le migliori ricette durante il pranzo “A tutta zucca”. Mostre e intrattenimenti allieteranno la manifestazione.

pierluigi.feltri [at] gmail.com

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