Il “sole” di Francesco illumini la nostra vita
Domenica 4 ottobre nell’800esimo della morte del “giullare di Dio”, Mons. Marini ha celebrato la Messa nel santuario dei frati minori di Voghera
VOGHERA – Nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato il patrono d’I- talia san Francesco d’Assisi, durante il giubileo straordinario indetto per ricordare gli 800 anni dalla morte, il vescovo Mons. Gui- do Marini ha celebrato la S. Messa nel santuario di Nostra Signora delle Grazie di Voghera, retto dai frati minori, alla presenza della comunità francescana vogherese guidata dal padre guardiano Cri- stoforo Paszkiewicz e del vicario foraneo e parroco del Duomo mons. Marco Daniele. All’inizio della celebrazione, alla quale hanno partecipato parte numerosi fedeli, padre Cristoforo ha preso la parola per ringraziare il vescovo e le autorità civili e militari intervenute al momento di preghiera, tra cui il sindaco Paola Garlaschelli, l’assessore regionale Elena Lucchini, il presidente del Consiglio comunale Nicola Affronti, Giancarlo Albini, presidente della Fondazione Comunitaria del- la Provincia di Pavia, i rappresentanti dell’Amministrazione comunale, dell’Ordine di Malta, della Croce Rossa e di altre associazioni d’arma, insieme alla Polizia locale. Il frate ha anche sottolineato l’attualità del messaggio di san Francesco che è ancora oggi capace di parlare al cuore dell’uomo e di essere testimone autentico di pace e fraternità. Il vescovo nell’omelia, richiamando le parole di padre Cristoforo ha ricordato che il poeta Dante Alighieri parlando di Francesco nella Commedia scrive “che nacque al mondo un sole” ma ha anche evidenziato il rischio che «questo sole rimanga un po’ distante da noi, da ammirare, ma che poi non accogliamo veramente nella nostra vita». Per questo motivo Mons. Marini si è soffermato «su alcune delle moltissime caratteristiche spirituali del santo di Assisi per osservarle da vicino, con attenzione, e soprattutto con il desiderio di imitarle». Innanzitutto, la consapevolezza che Francesco acquisisce di avere avuto dal Signore il compito di restaurare non tanto san Damiano, la chiesa di mattoni, ma la Chiesa sposa di Cristo e per farlo parte dalla sua personale conversione interiore, perché la vera ricostruzione parte sempre da se stessi. Il secondo aspetto messo in luce da Mons. Marini è stato il ruolo del “poverello” riconosciuto da Papa Innocenzo il quale si rende conto che il Signore ha scelto un umile frate per salvare le sua Chiesa. Da qui la conferma che le sorti del mondo e della Chiesa «ce l’hanno in mano i piccoli, quelli che si ritengono tali e non credono di essere grandi». L’altro aspetto messo in risalto dal vescovo è stato il legame profondo del santo con Gesù risorto, un rapporto vivo che gli ha permesso di conoscere «l’infinito amore del Padre, cioè il volto dell’amore paterno, bellissimo di Dio» e di trasformare la propria esistenza in un inno di lode. Infine, Mons. Marini ha posto l’accento sulla letizia di Francesco, noto come “il giullare di Dio”: «La sua era la gioia che scaturiva da un cuore santo, da un cuore abitato da Dio, che sperimentava la bellezza della fede ed era tutto del Signore». Prima della benedizione ha preso la parola il sindaco di Voghera, Paola Garlaschelli, che ha rivolto il suo saluto al vescovo e ai presenti e ha sottolineato un gesto che da alcuni anni accompagna la festa, ovvero il dona da parte dell’Amministrazione dell’olio alla comunità dei frati, un gesto piccolo ma significativo, che esprime il profondo legame e la vicinanza della città alla comunità francescana e ai bisognosi. È seguito poi il rito dell’accensione della lampada votiva davanti al quadro di san Francesco, compiuta dal vescovo con il sindaco e padre Cristoforo.
Daniela Catalano

