Ex Ilva: sospesi i 2500 licenziamenti dell’indotto

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Dopo la riunione a Palazzo Chigi a Roma, presa la decisione di attendere la sentenza del Tribunale sullo stabilimento di Taranto

NOVI LIGURE – Stop, almeno temporaneamente, ai licenziamenti collettivi dei 2.500 lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva annunciati la scorsa settimana. È questo l’accordo raggiunto al termine dell’incontro svoltosi martedì 8 settem- bre a Palazzo Chigi tra il Governo, Aigi, la Confederazione Aepi, enti locali e sindacati. Lo scorso 4 settembre, infatti, Aigi, l’associazione che raggruppa una buona parte delle imprese dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto, ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo dei lavoratori di 28 aziende. “Un atto doveroso, – ha spiegato Aigi in una nota ufficiale – diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre”. L’incontro, durato quasi sei ore, è stato l’occasione per affrontare anche il tema della continuità produttiva e del futuro dello stabilimento siderurgico. Come confermato da Nicola Convertino, presidente di Aigi, è stato accolto il richiamo alla responsabilità arrivato dal tavolo istituzionale, decidendo di sospendere momentaneamente le procedure di licenziamento, almeno fino all’u- dienza e alla sentenza del Tribunale di Milano in merito al fermo dell’area a caldo di Taranto, fissata entro la fine di ottobre. Una decisione presa anche alla luce delle garanzie sulla continuità produttiva fornite nel corso dell’incontro, legate alla produzione di un nuovo tipo di acciaio green attraverso i forni e i DRI. Nel corso dell’incontro, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, il Governo ha inoltre annunciato l’apertura di un tavolo permanente che segua l’evoluzione della situazione del colosso siderurgico di Taranto, sul modello di quelli utilizzati per altri interventi strategici, come quello sulla Terra dei Fuochi in Campania. Mantovano, inoltre, non ha escluso la possibile partecipazione pubblica nell’ex Ilva, a condizione che sia sostenuta da «un piano industriale solido e credibile». Come annunciato nei giorni scorsi dal ministro Adolfo Urso, al momento sono due le offerte vincolanti per l’acquisto dell’ex Ilva, tra cui si conferma il gruppo indiano Jindal, che avrebbe però aggiornato la proposta in seguito alla sentenza della Corte d’Appello di Milano prevista mentre il giornale è in stampa. Sul tavolo anche due manifestazioni di interesse, tra cui una riconducibile a Federacciai. Momenti di tensione con i sindacati hanno portato alla sospensione del tavolo per circa un’ora. Le organizzazioni sindacali hanno infatti contestato la sospensione dei licenziamenti, chiedendone il blocco totale e l’impegno a salvaguardia dei lavoratori in caso di stop dell’area a caldo.

Federica Riccardi

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