Come santa Rita bisogna coltivare la pace nel cuore

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Il 22 maggio Mons. Marini ha celebrato la Messa nell’azienda Pernigotti

NOVI LIGURE – Venerdì 22 maggio il vescovo Monsignor Guido Marini ha celebrato la Santa Messa allo stabilimento della Pernigotti e, all’inizio della celebrazione, rivolgendosi ai dipendenti dell’azienda dolciaria di Novi Ligure, ha detto: «Sono molto contento di essere qui con voi per vivere insieme un momento di preghiera. Vi saluto tutti con tanta cordialità e desidero con tutto il cuore che questa preghiera sia fatta con voi e anche fatta per voi e per tutti coloro che qui a diverso titolo operano con generosità e con competenza e per il bene di questa azienda importante per il nostro territorio». Un saluto affettuoso Mons. Marini lo ha rivolto anche a padre Giovanni e padre Gladwin, i padri Giuseppini della parrocchia di Sant’Antonio di cui fa parte la Pernigotti. Nell’omelia, pronunciata dopo la lettura del Vangelo da parte dei concelebranti, il vescovo ha ricordato che il 22 maggio è la festa di santa Rita da Cascia e un’immagine della santa è stata esposta anche vicino all’altare con delle rose che sono diventate il suo simbolo. «Santa Rita – ha aggiunto Monsignor Guido Marini – vorrei ricordare che prima di diventare suora fu una donna sposata, con famiglia. Sposò un marito che si rivelò poi molto violento ed ebbe due figli. Il marito a un certo punto fu assassinato e morirono anche i due figli e Rita rimase da sola ma soprattutto rimase dentro un contesto familiare particolarmente difficile e complesso perché c’erano degli odi profondi tra gli appartenenti alla famiglia, soprattutto in quella di lui e questi odi si riversarono anche su di lei. Rita riuscì a pacificare gli animi di tutti e a riportare pace in questa famiglia che in realtà viveva nella discordia, nella divisione e in qualche modo in una guerra interna». «Mi pare proprio – ha proseguito il vescovo – che questa particolarità di santa Rita sia tanto attuale oggi, in un momento in cui noi sentiamo soffiare venti di guerra attorno a noi e soffriamo questa situazione drammatica. Rita viene ricordata come la “Santa delle cose impossibili” e in effetti è riuscita a riportare pace dove c’era guerra e sembrava impossibile ritrovare armonia e serenità». Mons. Marini ha esortato a chiedere alla santa «il dono della pace per noi, per il nostro cuore, perché in realtà quando ci fermiamo e ci guardiamo dentro, ci rendiamo contro che tutti noi portiamo dentro il cuore dei focolai di guerra, di discordia e divisione; quando noi guardiamo male qualcuno mettiamo un segno di divisione e di guerra; quando noi parliamo male di qualcuno, quando noi coltiviamo nel cuore dei sentimenti e dei pensieri cattivi nei confronti di qualcuno, quando noi siamo incapaci di perdonare noi mettiamo semi di divisione, discordia e di guerra». Chiedendo a Rita la grazia della pace che riguarda i rapporti tra popoli e nazioni, bisogna chiedere anche il dono della pace del cuore. «Dal momento che ci sembra un’impresa impossibile essere davvero in pace con se stessi e con gli altri, – ha ribadito il vescovo – rivolgiamoci a Rita perché sappiamo che è la santa che ottiene dal Signore le cose impossibili». «Mi piacerebbe rimanesse nel nostro cuore oggi, pensando a santa Rita, – ha concluso Mons. Marini – questa preghiera accorata che rivolgiamo al Signore attraverso di lei perché realizzi quello che, a volte, ci sembra tanto difficile e impossibile: la pace vera, dentro di noi, nelle relazioni, nelle nostre famiglie, nei rapporti quotidiani che caratterizzano la nostra vita».

Luciano Asborno

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