Rai Scuola è finita

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Di Silvia Malaspina

Cara la mia Silvia Bencivelli, nel tuo post del 23 agosto hai salutato i colleghi, gli amici e i telespettatori con cui, dal 2011, hai condiviso l’avventura del canale tematico Rai Scuola, destinato all’oscuramento dal prossimo 1° ottobre. In 24 ore hai superato 1 milione di visualizzazioni, suscitato innumerevoli commenti di solidarietà e innescato una petizione che, a oggi, conta più di 150.000 firme. Hai poi pubblicato un secondo post con il quale hai voluto rispondere alle molte domande che ti sono state rivolte e fornire informazioni specifiche ed esatte. Ricapitolando, cara Silvia, abbiamo appreso che Rai Scuola lascerà il posto a Italiana, il nuovo canale dedicato all’identità del Paese, ai territori, alle tradizioni e alle eccellenze nostrane, una sorta di “Linea Verde” (Blu, Bianca e via discorrendo) a ciclo continuo. Mamma Rai sostiene che non si tratti di chiusura: i contenuti educativi continueranno su Rai Play, nell’ambito del progetto Rai Play Scuola e Lear- ning. Hai sottolineato come si sia trattato della cronaca di una morte annunciata: da anni la Rai non investiva in nuove produzioni, lasciando che il palinsesto fosse popolato quasi esclusivamente da repliche, con l’ovvio risultato di un drastico abbassamento in termini di share. Inoltre, in un’intervista al magazine online La tecnica della scuola hai rimarcato: “Il dato dell’ascolto non dice nulla sull’apprezzamento e sul valore sociale e didattico dell’ascolto medesimo. Posso assicurare che Rai Scuola costava pochissimo: con il costo di una singola giornata di trasmissione di Rai Scuola non ci si paga nemmeno mezz’ora di montaggio per Rai Uno. Eppure offriva un servizio straordinario per gli insegnanti italiani”. Che dire, cara Silvia? Rispolverando un mantra della Prima Repubblica potremmo affermare che “a pensar male si fa peccato, ma qua- si sempre ci si azzecca”, come scrive Giorgio Simonelli sul numero di Famiglia Cristiana del 26 agosto: “La chiusura di Rai Scuola come parte di turpe progetto finalizzato all’abbassamento del livello culturale degli italiani, la sua sostituzione con qualcosa di molto generico, rivela una tendenza preoccupante: quando si trova di fronte ai grandi problemi, in questo caso il bisogno di rinnovamento della funzione divulgativa, il servizio pubblico, anziché affrontarli, sceglie la più banale via di fuga”. Cara Silvia, sarà forse il caso di affermare che la Rai fosse più lungimirante quando negli anni Sessanta il maestro Albero Manzi esortava gli italiani a convincersi che “Non è mai troppo tardi” per iniziare la scuola?

silviamalaspina [at] gmail.com

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