Nonne alla riscossa

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di Silvia Malaspina

Era necessario uno studio dell’Università di Cambridge per rivelarci un arcano di cui mai avremmo immaginato l’esistenza: le donne vivono a lungo, una volta oltrepassata l’età fertile, perché ricoprono un ruolo attivo nel promuovere il benessere dei nipoti e delle giovani generazioni. Se in passato questo si riduceva a garantire le cure parentali alla progenie e ad aumentarne il grado di benessere, oggi la partita si gioca su più fronti, arrivando anche a un proficuo scambio di conoscenze: la cultura dei nativi digitali incontra, si scontra e infine si amalgama con la tradizione di cui le nonne sono testimoni e promotrici, seppur con qualche ineluttabile intralcio: «Vieni a rimettermi a posto lo smartphone: ho perso tutti i messaggi!».

È l’immagine stessa di nonna a essere lontana anni luce da quella che ha accompagnato la mia generazione. Negli anni Settanta la nonna per antonomasia era la vecchina che vedevamo nei cartoni animati con protagonisti gatto Silvestro e Titti: piccola, ingobbita, con lo chignon bianco, intenta a sfornare torte. Non erano molte coloro che si discostavano da questo modello. Ricordo, ad esempio, che mia nonna destava molto scalpore perché la sua capigliatura perseverava in un nero corvino naturale a dispetto dell’età che avanzava.

Oggi le aspettative di vita si sono fortunatamente allungate e con esse anche lo spirito. Se “i cinquanta sono i nuovi trenta”, allora i “settanta sono i nuovi cinquanta”: le nonne sembrano aver raggiunto un equilibrio psico-fisico che ha maggiori effetti benefici di un elisir. Lungi dal rinchiudersi in casa a prestare assistenza passiva ai nipotini, preferiscono proporsi come mamme destrutturate: scevre dell’aggravio della severità, appannaggio dei genitori, saltano in auto e accompagnano i bimbi a scuola, alle varie attività, al parco o dagli amichetti, intessendo in questo modo una variegata rete di rapporti sociali che non si limita alla propria fascia di età e le mette al riparo da un mortifero isolamento.

Sono a tutti gli effetti nonne sprint: se la salute le assiste, non abbandonano i propri hobby solo perché debbono preparare succulenti pranzetti o prestare consulenza nei compiti scolastici. Consapevoli dell’eterna validità del mens sana in corpore sano, vanno in palestra, in piscina, nei centri benessere, si dedicano al volontariato, frequentano circoli culturali e programmano viaggi e vacanze con il piglio di una ventenne.

Questo atteggiamento apre scenari che sarebbero parsi fantascientifici qualche anno fa. Una mia conoscente si è sentita apostrofare dalla propria madre: «Mi raccomando, vieni a riprendere il bambino appena esci dal lavoro: alle 19 ho lezione di Pilates!». Che sia in agguato un plotone di nonne alla riscossa che reclamano la regolamentazione sindacale degli orari di babysitteraggio?

silviamalaspina@libero.it

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