Francesco d’Assisi/8

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Con il libro di questa settimana intendo concludere il percorso di pre- sentazioni di testi dedicati al santo assisano, nonostante l’infinita letteratura a lui dedicata. Inoltre, venerdì 9 ottobre, alle ore 20.30 presso il Convento dei Frati Cappuccini di Tortona, avremo la gioia di ascoltare padre Prospero Rivi, studioso di storia e spiritualità francescana, che affronterà anche questo tema. In questo numero segnalo ai lettori del settimanale diocesano Il cantico dell’umiltà. Vita di San Francesco, di Giulio Busi (Edizioni Mondadori, 2025, pp. 143). Apparentemente sprovveduto e sognatore, Francesco d’Assisi è il “santo” per eccellenza. Ma è anche, nell’opinione comune, un personaggio fuori dalla storia, relegato nella sfera del misticismo e dell’utopia. Come mai, allora, la Chie- sa decide di innalzarlo agli altari a soli due anni dalla morte, dopo un processo di cano- nizzazione tra i più brevi nella vicenda millenaria del cristianesimo? Francesco ribelle e antisistema o docile strumento nelle mani del potere ecclesiastico? Il professor Busi passa al vaglio le cronache dell’epoca, s’immerge nel mare sconfinato dell’agiografia, poi dipinge un Francesco inedito, vigoroso, a tratti mite, più spesso provocatorio e intransigente. Mentre attorno a lui la società scopre, e soffre, l’economia del mercato e del profitto, Francesco accoglie i lebbrosi, si unisce ai mendicanti, rivendica per sé un posto tra gli ultimi. Intanto che i benpensanti lo dileggiano, lo considerano un folle, il suo carisma attrae sempre più seguaci e nella primavera del 1212 Chiara d’Assisi, nobile per nascita, lascia i propri beni e la sontuosa casa paterna per seguire l’esempio di Francesco. È l’inizio di una consonanza spirituale che durerà tutta la vita. Nel giro di pochi anni, il successo del movimento è travolgente e i dubbi del fondatore diventano sempre più an- gosciosi. Ma lui riuscirà a difendere povertà e umiltà, a mantenere la semplicità delle origini? Al termine della sua esistenza, così breve e intensa, Francesco è malato, sembra sconfitto, ma nel momento più buio detta il Cantico di Frate Sole, splendido, gioioso inizio della letteratura italiana. E ora il suo Cantico è libero di percorrere il vasto mondo. Che con lui se ne vada il dolore, assieme a lui si diffonda la lode.

Don Francesco Larocca

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