San Donnino, patrono di Dernice

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Di Daniela Catalano

Il santo di questa settimana è il patrono della città di Fidenza e di alcune località dell’Emilia ma vanta anche un legame con la nostra Diocesi. Donnino, infatti, un martire cristiano vissuto nel III secolo d.C., è il protettore del piccolo borgo di Dernice, famoso per il formaggio Montebore. Nella chiesa del paese della Val Curone è conservato un imponente gruppo statuario ligneo raffigurante il martirio del santo, rea- lizzato dal famoso scultore Luigi Montecucco nel 1852. Donnino nasce a Roma in una famiglia nobile e assume l’incarico di “primus cubicularium” dell’imperatore Massimiano, ossia il custode della corona imperiale, con il compito di porla sul capo del sovrano nelle circostanze più solenni. Al seguito dell’esercito imperiale, combatte contro i barbari che dall’Europa del Nord premono alle porte dell’impero romano. Durante una delle campagne militari, il giovane conosce alcuni cristiani che decide di non perseguitare, rimanendo affascinato dalla loro religione tanto da arrivare a convertirsi. La tradizione narra che l’imperatore, una volta scoperto il passaggio alla fede cristiana, destituisce il futuro santo da ogni carica e ordina di ucciderlo. Mentre tenta di fuggire verso Roma, è raggiunto dalle truppe di Massimiano presso l’attuale Fidenza e il 9 ottobre del 293, sulla riva del torrente Stirone, è decapitato. In quel momento accade un miracolo. Donnino si rialza e, con la propria testa in mano, attraversa il corso d’acqua, giunge sull’altra riva e si corica sotto un pino, là dove oggi sorge la cattedrale. Il luogo diventa presto meta dei pellegrini che lo venerano come santo. Dal punto di vista iconografico, appartiene al gruppo dei “cefalofori”, insieme a san Dionigi di Parigi, san Miniato di Firenze e san Gemolo, tutti raffigurati dopo la decapitazione, mentre camminano portando in mano il capo mozzato. L’unica eccezione alla classica rappresentazione si trova a Dernice, dove è immortalato l’atto del taglio della testa. Le spoglie di Donnino, invocato fin dal Medioevo per la guarigione dai morsi di animali rabbiosi e velenosi, riposano nella cripta del duomo fidentino. La memoria liturgica cade il 9 ottobre.

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