Fakir: verità senza ipocrisie

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Di Ennio Chiodi

«Non sarà un nuovo caso Cucchi» – ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riferendosi alla drammatica vicenda di Abderrahim Fakir, l’uomo di 42 anni mor- to mentre era bloccato a terra da due poliziotti nel quartiere popolare del Pilastro a Bologna. Ce lo auguriamo: la vicenda giudiziaria che riguarda Stefano Cucchi, arrestato nell’ottobre del 2009 dai carabinieri per possesso di droga e morto in ospedale dopo aver subito violente percosse in caserma e in prigione, è una delle meno edificanti della recente storia italiana. Una faccenda intrisa di menzogne, depistaggi e coperture illecite, ricostruita con inchieste e processi che hanno portato tra l’altro alla condanna di 2 carabinieri a 12 anni per omicidio preterintenzionale. Ci sono voluti oltre 10 anni per uscire dalla rete di omertà e fare piena luce. Abderrhaim Fakir gestiva a Bologna una piccola impresa di facchinaggio, era arrivato in Italia dal Marocco quando aveva 7 anni, ma non aveva ancora ottenuto la cittadinanza. Aveva già manifestato in qualche occasione segni di disagio psichico e attacchi di panico. In quella caldissima domenica di luglio stava dando in escandescenze, quando è stato fermato dagli agenti giunti sul posto insieme a operatori sanitari del 118. Dopo gli accertamenti di questi giorni, nonostante i video e le testimonianze dei presenti, non sappiamo ancora cosa sia effettivamente successo. Sappiamo che Abderrhaim chiedeva aiuto mentre era bloccato e pressato in posizione prona con la testa sull’asfalto e investito da una dose di spray al peperoncino usato per impedire che continuasse a morsicare violentemente uno degli agenti. La sua morte ricorda casi come quelli di Riccardo Magherini e Federico Aldrovandi morti in circostanze analoghe nel 2014 e nel 2005. Al di là delle condanne per omicidio colposo a carico di 4 poliziotti, è rilevante la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ritiene lo Stato italiano responsabile di comportamenti che violano il diritto alla vita. Sulle cause effettive della morte di Fakir, che andranno verificate con rigore, non c’è ancora alcuna certezza ufficiale, ma si manifestano diverse certezze personali e politiche che prescindono dalla completa e obbiettiva conoscenza dei fatti. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha dimostrato di avere pochi dubbi convocando, solo poche ore dopo, dall’alto della sua figura istituzionale, una manifestazione per chiedere giustizia, fornendo di fatto il pretesto per la consueta intromissione di elementi criminali e pericolosi che hanno messo a ferro e fuoco la città e ferito una sessantina di agenti. La richiesta di verità, quanto mai sacrosanta, naufraga di fronte a iniziative ipocrite e strumentali.

enniochiodi [at] gmail.com

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