Gli oratori devono essere luoghi dove si incontra Gesù

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Sabato scorso il primo convegno diocesano promosso dalla Pastorale Giovanile alla presenza del direttore don Cristiano Orezzi e di Mons. Guido Marini

TORTONA – Sabato 26 settembre il Centro Mater Dei di Tortona ha ospitato il primo convegno diocesano interamente dedicato agli oratori. Un momento di forte co- munione, riflessione e ripartenza. Un appuntamento atteso e partecipato, che ha visto la presenza di 85 persone in rappresentanza di 21 oratori della diocesi: un segnale chiaro di quanto la vita e il futuro delle giovani generazioni stiano a cuore alle nostre comunità. A fare da filo conduttore e sfondo spirituale all’intera giornata è stato l’ascolto della Parola di Dio, con il brano tratto dal capitolo 8 degli Atti degli Apostoli (At 8,26-40) che narra l’incontro tra il diacono Filippo e l’etiope. Un’icona biblica che richiama l’atteggiamento fondamentale di ogni educatore: farsi prossimi, affiancarsi al cammino dei ragazzi, ascoltare le loro domande e spezzare per loro il pane del Vangelo. La mattinata è stata aperta dal saluto di don Cristiano Orezzi, direttore della Pastorale Giovanile diocesana e dall’intervento del vescovo. Nel commento alla Parola, Mons. Guido Marini ha toccato i punti cardine della missione oratoriana. Ha richiamato tutti i presenti ad avere come obiettivo centrale della vita degli oratori l’annuncio di Gesù Cristo, l’offerta della sua presenza, della sua amicizia e dell’incontro personale con Lui. «Il fine ultimo dell’oratorio – ha detto – è la trasmissione della fe- de». Ecco perché non deve essere un luogo neutro. «Il nostro essere negli oratori deve riproporre lo stile di Gesù» ha sottolineato il vescovo, aggiungendo che «negli o- ratori dobbiamo essere incuriositi di vivere le sorprese che Dio vuole farci incontrare» ovvero i ragazzi e i giovani che sanno essere sempre una vera sorpresa. «Dobbiamo amare gli incontri, con ciascun componente di ogni grup- po dei nostri oratori, con le caratteristiche di un amore incondizionato. – ha continuato – Dobbiamo metterci in ascolto vero dei pianti dei nostri ragazzi; se non intercettiamo quel pianto non possiamo asciugarne le lacrime». «Quello che conta è trasmettere ai ragazzi che Gesù è il segreto di una vita bella, buona e felice» – ha ribadito, esortando ad avere il desiderio di raggiungerne il più possi- bile, cercando le modalità migliori per farlo. Particolarmente stimolante è stata poi la proiezione dell’intervista realizzata da alcuni membri della Pastorale Giovanile diocesana a don Stefano Guidi, incaricato regionale della Lombardia per la pastorale giovanile e presidente della FOM (Fondazione Oratori Milanesi). Don Guidi ha ricordato come non si debba cadere nel tranello di pensare che il Vangelo non sia adatto ai ragazzi di oggi, di qualsiasi estrazione sociale, appartenenza o provenienza essi siano. «Il Vangelo – ha affermato – è sempre per l’uomo». Nonostante il momento di crisi che le comunità stanno attraversando, l’oratorio ha un futuro solido se sa reggersi su tre pilastri fondamentali: il Vangelo, la comunità e la rete con le alleanze educative del territorio. L’incontro è poi proseguito sul palco con 6 testimonianze concrete provenienti dalla Diocesi, che han- no messo a tema tre fatiche e tre gioie della vita oratoriana quotidiana. Tra le fatiche sono emerse: la complessità delle relazioni (con catechisti, genitori e talvolta con i parroci); le difficoltà di relazione e collaborazione tra parrocchie vicine; la fatica di dover ricominciare da zero alcuni cammini edu- cativi. A queste si sono contrapposte tre grandi gioie che sono: l’esperienza positiva di chi è riuscito negli anni a impostare e vivere bene il percorso dopo cresima; l’a- pertura di un cammino residenziale dedicato ai ragazzi che altrimenti non si avvicinerebbero alle realtà tradizionali dell’oratorio e la rinascita del desiderio di fare oratorio che ha permesso la ripartenza di vita oratoriana. Nel pomeriggio i partecipanti si sono divisi in 4 gruppi per affrontare 4 laboratori di lavoro per approfondire aspetti cruciali della vita educativa. Il primo intitolato “Le dinamiche della fede e della vocazione” è stato un confronto su come superare la sola animazione per proporre percorsi di fede legati al fu- turo della vita dei ragazzi, impregnati. Il secondo “La catena dell’educare”: una riflessione sui passaggi di crescita e sulle responsabilità che si maturano all’interno della vita dell’oratorio. Il terzo “Le alleanze educative” per comprendere come l’oratorio possa generare sinergie dentro la comunità cristiana e con la comunità civile. E il quarto sul tema “La riorganizzazione diocesana” ovvero un tavolo dedicato a rileggere la pre- senza degli oratori nel contesto delle trasformazioni e della riorganizzazione della diocesi di Tortona in Comunità Pastorali. Dalla giornata sono emerse tre grandi linee guida per il futuro della Diocesi. La prima è l’invito a ripartire dal Vangelo da leggere, custodire e annunciare, a partire dai responsabili educativi. Poi l’annuncio ufficiale dell’istituzione di un tavolo permanente di confronto tra alcuni responsabili per mantenere gli oratori della Diocesi sempre in rete. E infine l’alleanza con il territorio, con la proposta di coinvolgere sindaci e imprenditori locali per sollecitare la società civile a investire sugli oratori capaci di formare “buoni cristiani e onesti cittadini”, come diceva san Giovanni Bosco, che saranno una risorsa per la società. Il convegno si è concluso con la presentazione del programma annuale della Pastorale Giovanile e in particolare del nuovo sussidio Orme condivise, uno strumento pensato appositamente per sostenere e far nascere i percorsi postcresima nel nostro territorio.

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