Chi paga davvero l’Irpef?
Di Cesare Raviolo
Un diffuso luogo comune vuole gli Italiani tartassati dalle imposte. Alcuni lo sono davvero, altri no. Secondo l’ultimo Osservatorio Itinerari Pre- videnziali, presentato nei giorni scorsi al Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), quasi la metà degli Italiani non dichiara redditi; quindi, tecnicamente, è “a carico” degli altri contribuenti. I redditi prodotti nel 2024 e dichiarati ai fini Irpef nel 2025 sono stati pari a 1.076 miliardi di euro e hanno fornito un gettito di circa 216 mld (193 per l’Irpef ordinaria; 16 per le addizionali regionali e 7 per quelle comunali). Nonostante l’aumento sia dei dichiaranti (42,8 milioni di persone che hanno presentato la dichiarazione dei redditi), sia dei versanti (34,1 mln che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di Irpef), sono circa 24,8 mln i cittadini che non dichiarano redditi, non versando le imposte dirette, necessarie, tra l’altro, a sostenere la spesa sociale. In pratica, l’importo del gettito è stato pagato per il 35% dall’81% dei contribuenti fino a 35 mila euro di reddito lordo e per il 65% dal 19% di quelli con redditi da 35 mila euro e oltre. L’analisi dettagliata dei dati evidenzia come, in Italia, i contribuenti con redditi superiori a 100 mila euro siano stati appena 751 mila e abbiano versato poco più di 48 milioni di Irpef. In ogni caso, il gettito Irpef 2024 non è stato sufficiente a coprire i costi del welfare. Infatti, sono occorsi 138 mld per la spesa sanitaria, 180 per l’assistenza sociale e altri 13 per i servizi sociali degli enti locali. Il finanziamento di queste funzioni ha richiesto l’utilizzo di tutte le imposte dirette (Irpef, Ires, Irap, Isost e addizionali territoriali) per un totale di oltre 325 miliardi e almeno altri 7 miliardi del gettito delle imposte indirette (Iva, accise, imposta di registro, ecc.). La scarsa corrispondenza, nel nostro Paese, tra redditi prodotti – e ipotizzabili in base a certi tipi e livelli di consumo – e il gettito Irpef, in parte, risiede nella struttura stessa dell’imposta che, tra riduzioni di scaglioni e aliquote, indetraibilità, indeducibilità, frutto di norme stratificate nel tempo e mai armonizzate, ha perso gran parte della sua progressività; in parte, è dovuta alla ripresa di forme di assistenzialismo frammentato, promosso da una politica alla perenne ricerca di consenso elettorale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: evasione intorno ai 100 miliardi all’anno e debito pubblico che ha ormai superato i 3.205 miliardi di euro.
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