Beato Giovanni Marinoni

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Il beato di questa settimana è chiamato il “maestro dei santi teatini” ed è un religioso vissuto nel ’500. Francesco Marinoni nacque a Venezia il giorno di Natale, il 25 dicembre 1490, da genitori di origini bergamasche. Fu chierico nella Collegiata di San Pantaleo, andò a Padova per gli studi universitari e, quando finì, fu ordinato sacerdote, e prestò poi servizio nella basilica di san Marco. Il 29 maggio 1528, a 38 anni, fu accolto nell’Ordine dei Chierici regolari nato poco tempo prima, nel 1524, per opera di Gaetano da Thiene, del vescovo di Chieti Gian Pietro Carafa e dei sacerdoti Bonifacio Colli e Paolo Consiglieri. Teatini proprio in onore di “Theates”, Chieti, sede vescovile di Carafa. Preso il nome di Giovanni, ricevette l’abito proprio dalle mani del card. Carafa poi papa Paolo IV, facendo la sua professione in quelle di san Gaetano da Thiene il 29 maggio 1530. Nell’agosto 1533, obbedendo alla richiesta di papa Clemente VII, andò a Napoli e dimorò presso gli Incurabili per un certo tempo, finché nel 1538 si fermò nella Basilica di San Paolo Maggiore nel centro antico di Napoli. La sua grande spiritualità diede frutti eccellenti e proprio pregando ebbe l’idea, nel 1539, di dare inizio al Monte di Pietà da cui derivò in seguito il Banco di Napoli. Fu nominato nell’aprile 1540 superiore della casa di San Paolo Maggiore e direttore spirituale del monastero delle monache domenicane della Sapienza. Con la sua mitezza e forza guidò e formò le prime leve del nuovo ordine teatino. Andrea Avellino fu il primo biografo del beato e di lui scriveva: “Era sempre di natura amabile, che da tutti i secolari buoni e cattivi, era amato, riverito, honorato e stimato. Il che con gl’occhi propri ho visto, perché spesso l’accompagnava per Napoli e vedeva l’honore che da tutti gli era fatto; che lo tenevano per santo”. Ottimo predicatore fu seguito e ascoltato da folte e anche dotte schiere di fedeli fra cui alcuni divenuti vescovi. Rifiutò la sede arcivescovile di Napoli che il papa Paolo IV voleva affidargli; nel 1558 iniziò dalle fondamenta la costruzione del nuovo convento di San Paolo Maggiore che terminò nel 1565, tre anni dopo la sua morte. L’età avanzata e le malattie lo avevano reso debole e durante un’epidemia di colera, a Napoli, si ammalò e morì in pochi giorni, il 13 dicembre 1562. Le sue spoglie si venerano nella cripta della basilica di San Paolo Maggiore, dove sono anche le spoglie di san Gaetano da Thiene e del beato Paolo Burali. Papa Clemente XIII, l’11 settembre 1762 ne confermò il culto; spesso è raffigurato con in mano il Crocifisso per la sua grande devozione alla Passione di Cristo.

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