Dolci e la maieutica del dialogo

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Con il maestro del pensiero non violento alla scoperta degli anni pozzolesi

POZZOLO FORMIGARO – È stata una serata intensa e ricca di emozioni quella che Pozzolo venerdì scorso ha dedicato a Danilo Dolci, un grande pensatore, un poeta figlio un poco della nostra terra e della Diocesi. Dolci (1924-1997) da ragazzo visse insieme alla famiglia prima a Tortona e poi a Pozzolo, quando il padre Enrico, che era capostazione, vi fu trasferito per lavoro fino ai primi anni Cinquanta e prima delle scelte forti di una vita di testimonianza a favore della dignità delle persone. Nella sala dell’ex Asilo Raggio il ricordo si è aperto con una dedica speciale a Giacomo Martini, il compianto storico e animatore della cultura del territorio, che ebbe l’intuizione di riproporre Danilo Dolci e il suo periodo pozzolese in un libro, l’ultimo prima della conclusione della sua vita terrena. Poi dopo il saluto dell’Amministrazione Comunale con il sindaco Domenico Miloscio che ha voluto fortemente l’incontro e ricordato la piazza dedi- cata alcuni anni fa a Danilo, proprio davanti alla Stazione dove il padre operò, si sono susseguite le voci autorevoli e profonde del figlio di Danilo, Amico, di Pietro Polito, direttore del Centro Studi Piero Gobetti di Torino e il biografo più autorevole e legato da una amicizia profonda con l’educatore e il maestro di pace e non violenza e del professor Giuseppe Barone. Amico ha ricordato il padre e il nonno Enrico con l’emozione di un figlio e un nipote e poi ancora gli anni del Trappeto di Partinico in una Sicilia povera e affamata per la quale il padre si era impegnato per ridare dignità concreta alla comunità di contadini. Polito ha riproposto il Dolci poeta grazie al fortunato e prezioso libello del 1948 L’ascesa alla felicità, oggi ripubblicato, in cui il ragazzo incantato dalla campagna, sulle sponde dello Scrivia immagina un mondo diverso, nel quale il bene spegne il male che la guerra aveva portato. Dalla violenza del fascismo e dei totalitarismi che esaltavano la forza e la guerra, alla lezione dei grandi profeti della non violenza da Gandhi a Capitini, da Martin Luther King a Lanza del Vasto: un fiume carsico chiamato umanità che ha radici nel mistero del divino dell’Altrove al quale tutti sono destinati. Infine, Barone ha ricordato il suo primo incontro da giovanissimo studente ad Agropoli con Dolci, educatore e pedagogo capace di stravolgere i meccanismi del rapporto docente e discente, che metteva in cerchio e guardava negli occhi scoprendo il fratello e la sorella. Ha anche evidenziato il lavoro maieutico e rivoluzionario di una cultura di pace, ancora oggi lontana dall’essere conquistata. In conclusione una promessa e una proposta: fare conoscere Danilo Dolci ai giovani attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali e digitali, sempre nel segno della persona che, come diceva, Dolci “non è massa e non è zecca, ma relazione d’amore”.

Luca Rolandi

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